Era dal 1979, con "The Curse of Dracula", che al Conte non veniva dedicata una sua, personale, serie televisiva. Fino ad oggi il mito del vampiro è stato reinventato (e distrutto) tante, troppe volte, e quando è stata annunciata la produzione di una miniserie su Dracula del colosso dello streaming Netflix, il cuore di ogni fan ha sicuramente saltato un battito. Forse per l'emozione di rivedere il vero, originale Dracula sullo schermo o, forse, per il terrore di rivedere l'ennesima versione, fiacca e banale, della creatura leggendaria del famoso vampiro.

Dopo aver visto l'inquietante trailer però, pubblicato il 13 dicembre 2019 da Netflix, l'ambientazione gotica, la fotografia cupa e le riprese disturbanti, il timore di un prodotto scadente si trasforma subito in curiosità.

Curiosità che aumenta dopo la visione del secondo trailer, pubblicato il 3 gennaio 2020 sempre da Netflix.

Il 4 gennaio, il giorno dopo l'uscita del trailer definitivo, la famigerata piattaforma streaming pubblica finalmente i tre episodi che compongono la serie, della modica durata di circa un'ora e mezza l'uno. Dopo aver visto il primo, dal titolo "Le regole della bestia", ci si rende conto di quanto questo nuovo Dracula sia un degno tributo al vecchio conte, tanto rispettoso delle sue origini e del suo essere più profondo, quanto innovativo.

Il buon Dracula e la sua nemesi

In questa omonima serie Dracula non è più il semplice stereotipo del mostro, del nemico da distruggere, ma un uomo. Un uomo con dei conflitti interiori, di cui non è inizialmente consapevole, ma che andrà a scoprire, scavando dentro di sé e nell'intimità della sua anima, grazie al sua antagonista: Van Helsing.

"Sua" perché anche la figura di Van Helsing, il leggendario cacciatore di vampiri, è stata reinventata. Non è cambiato solo il genere, ma l'intero personaggio. Non caccia più con armi, archi, balestre, pistole, mitra o chissà che cosa. In questa nuova versione si confronterà con la sua nemesi insinuandosi nella sua mente, quasi aiutandolo a tirar fuori le sue paure e costringendolo a prendere coscienza della sua natura umana.

Questo lato dei due personaggi, e il loro rapporto inedito, verrà approfondito nel secondo episodio: "Veliero di sangue".

Dal 1897 al 2020

A far storcere un po' il naso è solo l'episodio finale: "La bussola oscura". Il passaggio dal 1897 ai giorni nostri privano lo spettatore delle atmosfere dell'epoca nelle quali era stato immerso nei precedenti episodi.

Le ambientazioni cupe e oscure della Transilvania, il castello, i paesaggi, i costumi classici di fine '800 che caratterizzano il romanzo ed il personaggio, lasciano spazio a locali notturni e tecnologia, facendoci ritornare bruscamente al presente e alla realtà.

Fortunatamente l'ambientazione passa in secondo piano dopo i primi minuti, grazie ai personaggi e alla trama che, dopo tre episodi e quattro ore e mezza, accompagnano lo spettatore fino al catartico finale. Nonostante sia una miniserie auto conclusiva c'è già chi chiede un "Dracula 2", ma di un possibile sequel non c'è bisogno, in quanto si rischierebbe di rovinare l'ottimo prodotto già realizzato. Anche se non è perfetta (ma d'altronde quale serie lo è), Dracula risulta un prodotto godibile, originale, che non annoia e che sorprende.

Quest'anno il più temibile dei vampiri risorgerà, entrando nelle nostre case e prendendo vita sugli schermi di ognuno di noi.

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