Michele Merlo, giovane cantante di 28 anni morto lo scorso 6 giugno, è scomparso per una emorragia cerebrale causata da una leucemia fulminante: a confermarlo è stata l'autopsia effettuata l'11 giugno dal medico legale Matteo Tudini, nominato dal pubblico ministero Elena Caruso, insieme al direttore dell'Ematologia dell’ospedale Sant’Anna di Cona (Ferrara) Antonio Cuneo. L'esame autoptico, dunque, ha confermato la diagnosi dell'ospedale Maggiore di Bologna, nel quale Michele è rimasto ricoverato in coma per tre giorni prima della morte. L'avvocato della famiglia del cantante ha spiegato che ora si cercherà di capire se tale diagnosi sarebbe potuta arrivare già in occasione dell'arrivo di Mike Bird (nome d'arte di Michele) all'ospedale di Vergato.

L'indagine dell'Ausl ha evidenziato che sarebbe stato Michele a non attendere la fila al pronto soccorso

Il nodo centrale della vicenda, dunque, sembra essere la visita arrivata al pronto soccorso di Vergato, al quale Michele si sarebbe rivolto dopo alcuni giorni di febbre, perdita di sangue dal naso e con un grosso ematoma sulla gamba come affermato dai familiari del giovane. Secondo l'azienda sanitaria, che già prima della morte di Mike ha avviato un'indagine interna per ricostruire l'esatta dinamica dell'accaduto, Michele si sarebbe presentato autonomamente nel presidio nel pomeriggio del 2 giugno. Un'infermiera gli avrebbe misurato la temperatura all'ingresso (come misura di precauzione contro la Covid-19) e, secondo tale ricostruzione, Michele non avrebbe avuto la febbre.

Il cantante avrebbe poi chiesto all'infermiera le tempistiche per una eventuale visita, con l'operatrice che avrebbe risposto di non essere in grado di stimare il tempo di attesa in quanto vi erano già altri pazienti nel pronto soccorso. L'operatrice sanitaria avrebbe poi informato Michele della presenza nella struttura di una guardia medica (ora Medico di Continuità Assistenziale) al quale Michele avrebbe deciso di rivolgersi.

Dunque, secondo l'Ausl, sarebbe stato il cantante a decidere di non mettersi in fila e attendere al pronto soccorso.

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo

La guardia medica che avrebbe visitato Michele, poi, avrebbe evidenziato un quadro patologico dell'apparato faringeo, prescrivendo in tal senso una cura antibiotica.

Sulla base dei documenti e delle testimonianze raccolte, dunque, l'Ausl sostiene che in tutti i momenti vi sia stata una "adeguatezza" dei processi assistenziali e clinici. L'indagine avrebbe evidenziato solo delle criticità (e non di particolare gravità) dal punto di vista organizzativo nell'ospedale di Vergato. La famiglia di Michele, intanto, ha presentato formalmente una denuncia, dalla quale la Procura di Bologna ha avviato una indagine per omicidio colposo, al momento contro ignoti. La Procura ha intenzione di verificare la presenza di eventuali negligenze e imperizie di qualche operatore sanitario, con un focus particolare su quanto avvenuto al pronto soccorso di Vergato il 2 giugno. Ciò che si vuole capire, poi, è se Michele possa o meno essersi rivolto ad altri medici già prima del 2 giugno.

Il lavoro del medico legale Tadini verrà depositato tra 60 giorni, mentre nelle prossime ore dovrebbe arrivare il nulla osta che permetterà l'ultimo saluto a Mike.