Giovanni Tesse, ballerino di latino–americano originario di Barletta e nato nel 2004, è oggi uno dei giovani talenti più interessanti della danza italiana. Prima dell’arrivo in televisione, aveva già costruito un percorso competitivo di rilievo internazionale: insieme alla sorella Ilaria ha partecipato a gare di alto livello, distinguendosi nella categoria Under 21 con piazzamenti significativi.

Nel 2023 approda al grande pubblico entrando nella scuola di Amici di Maria De Filippi come “banco extra”, conquistando in breve tempo la maglia d’oro e l’accesso al Serale.

Durante il programma si è imposto come un latinista tecnico, disciplinato e apprezzato per la sua umiltà, qualità che gli hanno permesso di lasciare un segno.

Dopo l’esperienza televisiva, Giovanni ha proseguito il suo percorso professionale venendo confermato nel corpo di ballo di Battiti Live 2025, show musicale itinerante trasmesso su Canale 5.

Con Blasting News ha fatto il punto sulla sua carriera con uno sguardo al futuro.

Giovanni Tesse: 'Entrare nel corpo di ballo di Battiti è stato un vero e proprio stress-test'

Lei è passato da competizioni di danza sportiva a un talent televisivo — che differenza ha notato tra queste due esperienze, sul piano tecnico e su quello psicologico?

'Dal punto di vista tecnico nelle competizioni di danza sportiva tutto parte dalla precisione: la tecnica è il linguaggio con cui ti esprimi e con cui vieni valutato.

La danza sportiva è precisione assoluta: tutto ruota attorno ai criteri di gara. La comunicazione conta, ma è una comunicazione “codificata”, incorniciata da regole e criteri molto chiari. Un talent televisivo, invece, cambia le regole del gioco: la tecnica resta fondamentale, ma deve convivere con la capacità di comunicare, di creare un momento che arrivi anche a chi ti guarda da casa. Dal punto di vista psicologico è stato uno switch importante: dalla tensione del giudizio tecnico alla responsabilità di mostrarmi per davvero. In competizione senti il peso dei giudici; in TV senti il peso del pubblico, delle telecamere, della tua stessa storia. È un altro tipo di pressione, ma anche un’opportunità enorme.

Per me è stato il passaggio che ha trasformato la danza da passione a professione: il talent mi ha permesso di mostrare non solo come ballo, ma chi sono quando ballo. Il talent non mi ha solo esposto: mi ha convertito, da concorrente a artista, da sogno a lavoro…ed è proprio questo che ha fatto tutta la differenza'.

Dopo l’eliminazione dal Serale di Amici, ha subito accettato di entrare nel corpo di ballo di Battiti Live 2025: che significato ha per lei questa scelta — è un’occasione per “rimettersi in gioco” oppure una nuova tappa di un progetto più grande?

'Quando mi è stato proposto di ballare a “Battiti Live” la gioia è stata incontenibile perché, senza mezzi termini, significava avere l’opportunità di esibirmi per alcuni tra i nomi più prestigiosi della musica italiana.

La visibilità nazionale è stata enorme, permettendomi di raggiungere un pubblico molto più ampio rispetto a quello di Amici. Entrare nel corpo di ballo di Battiti è stato un vero e proprio stress-test: le coreografie spaziavano tra generi completamente diversi, mentre fino a quel momento io avevo ballato quasi esclusivamente latino. Per fortuna è andata benissimo e ne ho avuto la conferma quando, all’inizio della scorsa primavera, sono stato riconfermato anche nell’edizione di quest’anno. Per tornare alla vostra domanda, posso dire che Battiti Live è stato sia un’occasione per rimettermi in gioco, sia una nuova tappa di un percorso che spero possa diventare sempre più grande'.

In passato ha dichiarato che un incidente quasi comprometteva la sua carriera: cosa le ha insegnato quell’episodio e come lo porta con sé oggi, sia nella danza sia nella vita di tutti i giorni?

'Devo essere sincero: parlare del mio incidente mi provoca sempre un certo sconforto e una forte ansia. È come tornare con la mente in un buco nero, nerissimo. Quell’incidente non ha solo messo a rischio la mia carriera: ha messo seriamente a rischio la mia vita, e le 138 pagine della mia cartella clinica lo raccontano meglio di qualsiasi parola. Mi ha costretto a rinunciare a un’altra grande passione, le arti marziali, il karate, in cui avevo raggiunto il livello di cintura nera. Mi ha fatto perdere anni preziosi di preparazione e crescita nel ballo e soprattutto, mi ha insegnato che un istante può cambiare tutto. Può cambiarti la vita… o togliertela. Con l’aiuto della mia meravigliosa famiglia ho imparato ad essere prudentissimo: oggi “conto fino a tre” prima di qualsiasi gesto, anche il più banale, dallo scendere un gradino all’attraversare la strada.

Spero davvero di non dover più affrontare interventi chirurgici, ricostruzioni o lunghi periodi di riabilitazione. La mia più grande consolazione è aver avuto la fortuna di poterla raccontare. E più cresco, più mi rendo conto, anche solo guardando il telegiornale, che tante persone questa fortuna non l’hanno avuta'.

'Del ballo latino-americano amo soprattutto l’energia, la musicalità e quella connessione profonda tra tecnica e istinto'.

Il ballo latino-americano richiede disciplina, tecnica e passione: quali aspetti del “latin style” ama di più, e che sensazioni spera di trasmettere al pubblico quando si esibisce?

'Del ballo latino-americano amo soprattutto l’energia, la musicalità e quella connessione profonda tra tecnica e istinto.

Il “latin style” per me è un linguaggio: ti permette di raccontare emozioni forti senza parlare, solo attraverso il corpo. Amo la precisione dei dettagli, la velocità dei movimenti, ma anche la capacità di passare in un attimo dalla potenza al controllo. Quando mi esibisco spero sempre di trasmettere due sensazioni: autenticità e intensità. Vorrei che il pubblico sentisse ciò che sento io: l’adrenalina, la libertà. Se anche solo una persona, guardandomi, riesce a percepire quell’emozione, allora significa che ho fatto bene il mio lavoro'.

Guardando al futuro: in che direzione vorrebbe crescere? Balletto, danza sportiva, spettacolo televisivo, coreografie, magari anche fuori dall’Italia?

'Guardando al futuro, devo ammettere che non ho ancora le idee del tutto chiare.

Prima di scegliere una direzione precisa, sento il bisogno di sperimentare e lavorare in contesti diversi: dal balletto alla danza sportiva, dalle coreografie allo spettacolo televisivo, magari anche fuori dall’Italia. Una cosa però è certa: mi piacerebbe tantissimo continuare a lavorare in TV, perché è un ambiente che mi affascina e in cui sento di poter dare molto. Credo che ogni esperienza possa darmi qualcosa di unico e aiutarmi a capire davvero quale sia la strada giusta per me. E, naturalmente, il mio sogno più grande rimane uno: tornare ad Amici come professionista. Sarebbe un traguardo enorme e un cerchio che si chiude, ma anche un nuovo inizio.

Lei viene spesso definito “umile e determinato”: quanto conta secondo lei l’umiltà nel mondo della danza e dello spettacolo, soprattutto quando si è giovani e sotto i riflettori?

'Credo che l’umiltà, soprattutto quando si è giovani e si lavora nello spettacolo, sia fondamentale. Non significa sminuirsi, ma riconoscere che c’è sempre qualcosa da imparare: da un coreografo, da un collega, da un’esperienza andata bene o andata male. Nel nostro ambiente i riflettori possono illuderti di essere “arrivato”, ma la verità è che ogni progetto è una nuova prova e ogni palco richiede rispetto. L’umiltà ti mantiene lucido, ti permette di crescere e di affrontare tutto, anche il successo, con i piedi per terra. La determinazione, invece, è ciò che ti fa andare avanti quando la fatica si fa sentire. La combinazione delle due cose, almeno per me, è l’unico modo sano per costruire una carriera solida e duratura. Essere determinati serve a non mollare, ma essere umili serve a crescere'.