L'iniziativa parte da Ente del turismo e Confindustria islandesi. Il concorso è rivolto principalmente agli stranieri, turisti o meno, che fino al 31 marzo prossimo possono inviare idee e suggerimenti, via web (ulteriori notizie sul profilo Facebook, su Twitter e su Inspiredbyisland.com) o imbucandoli in un'apposita cassetta all'aeroporto di Reykjavik, la capitale di quest'isolotto del Nord Europa conosciuto per il suo clima rigido e i vulcani.

Finora sono arrivate migliaia di proposte, alcune ironiche, come quella di chi ha scritto «chiamatela Macedonia, giusto per far rabbia ai greci», alcune più serie, che vanno dai banali «Niceland» e «Terra dei vulcani» a «Terra del Valhalla» fino al romantico «Terra che acchiappa le nuvole».

Ma ciò che importa è che c'è ancora un mese e mezzo di tempo per provarci. Assicurandosi un premio che magari legherà il proprio nome alla storia.

Basti pensare che il nome attuale, secondo la leggenda, fu deciso 1112 anni fa dal vichingo Floki Vilgerdarson, che arrivando sull'isola vi si fermò per un poco a cacciare e a pescare, finché un feroce inverno lo fece fuggire. Tornato a casa, in Norvegia, Floki disse che in Islanda non c'era nulla, che non valeva la pena di piantarvi radici, era solo terra ghiacciata: Iceland, appunto.

Quel che si sa è che al vincitore sarà garantito un «titolo onorario» e un «pezzetto di Islanda», che ovviamente consegnati in seguito a un personale invito sul posto. Ma giusto precisare che il concorso non è organizzato ufficialmente dal Governo islandese, alle prese con problemi ben più gravi di quello legato all'appeal che può avere il nome del Paese.

I migliori video del giorno

Nel frattempo il Paese vive con il fiato sospeso per il riaffacciarsi dello spettro default. Dopo che nel 2008 proprio dall'Islanda partiva la prima clamorosa bolla immobiliare europea si era dovuta affrontare la svalutazione della moneta (la Corona islandese). Il blocco dei depositi stranieri denominati in corone di fronte all'emergenza inflazione, con l'imposizione a reinvestire entro i confini del Paese, ha causato una esagerata iniezione di denaro offshore nel settore più ampio e svalutato, quello immobiliare, riportandolo ai valori pre-crisi.