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In piena piazza San Marco, il punto più visitato di Venezia, una città che accoglie tra i 23 e i 25 milioni di turisti l'anno, c'è una gemma nascosta, anche se in piena vista: il negozio Olivetti. Sotto il portico delle Procuratie Vecchie, all'angolo con la calle del Cavalletto, si apre questo capolavoro dell'architettura recente, opera di Carlo Scarpa, sicuramente l'architetto veneziano più celebre del 20° secolo.

Adriano Olivetti, l'industriale innamorato dell'arte

Adriano Olivetti, industriale dalla grande sensibilità artistica, aveva istituito un premio per l'architettura che Scarpa vince nel 1956. Presa la decisione di aprire uno spazio espositivo a Venezia, l'anno successivo Olivetti incarica Scarpa di ristrutturare e arredare un negozio delle Procuratie Vecchie.

In uno dei suoi interventi realizzati più velocemente, Scarpa termina il lavoro e lo spazio che viene inaugurato nel 1958. Il "biglietto da visita" voluto da Olivetti apre dopo quelli della 5th Avenue a New York (dello studio milanese BBPR, 1954) e di rue du Faubourg St. Honoré a Parigi (opera eccezionale di Franco Albini, 1956, con un successivo intervento di Gae Aulenti nel 1966).

Lo spazio di Venezia era infelice – stretto, lungo, basso e poco luminoso – ma nelle sapienti mani di Scarpa si illumina e scompare tutto quello che sembravano solo impedimenti. Perché il negozio sia più luminoso, Scarpa allarga le vetrine esistenti e ne apre di nuove, incorniciandole con infissi di bronzo. Nell'ingresso colloca una vasca di marmo nero del Belgio colma d'acqua sulla quale piazza la scultura "Nudo al sole" dell'amico Alberto Viani: la scultura, che a prima vista sembra solo una decorazione, diventa invece un elemento che aiuta ad aumentare la luminosità dell'interno.

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Il pavimento è formato da tante piastrelle di colori diversi a seconda della zona: appena oltre la porta a vetri, è rosso; nella zona espositiva, di un rosato grigio perla; dietro la porta secondaria, blu; nel retrobottega, giallo. Le piastrelle ricordano un acquerello di Paul Klee, artista molto ammirato da Scarpa, e nell'irregolarità delle dimensioni e di come sono state collocate a terra, creano un effetto di movimento che ricorda quello della superficie dell'acqua dei canali. Oltre alla scarsa luce, un altro problema che Scarpa dovette affrontare fu quello dei frequenti allagamenti dovuti all'acqua alta. Piazza San Marco è il punto più basso della città e quando la marea raggiunge gli 80 centimetri sul medio mare, l'acqua comincia a coprire i masegni del salotto veneziano. I negozi delle Procuratie Vecchie sono al livello del pavimentazione e quindi subiscono le conseguenze dell'acqua alta: Scarpa alza il pavimento del negozio di circa 30 centimetri, mettendo due gradini all'ingresso, preservandolo.

Non bisogna pensare, però, che Scarpa voglia bloccare l'acqua. In quell'elemento, infatti, vede una forza vitale dal grande simbolismo e per questo lo si trova in molte delle sue architetture. Anche qui: l'acqua è presente fisicamente nella vasca nera all'ingresso, l'acqua può entrare con l'alta marea e defluire lungo le canalette realizzate ai bordi del pavimento che, infatti, non raggiunge le pareti. L'acqua si trova metaforicamente anche nel retrobottega dove si trova una porta che dà sul canale retrostante che era stata aperta per il carico e lo scarico delle merci. Con la realizzazione dello spazio espositivo, essa perde quella funzione, ma Scarpa la rinnova realizzando un cancello di legno di tek e palissandro con un motivo che diventerà una delle sue firme.

Pur essendo il negozio alto solo circa quattro metri, Scarpa realizza anche un secondo piano, progettandolo più come una balconata che un vero e proprio secondo livello. Lungo le pareti, corrono due piattaforme in tek dove sono esposte altre macchine Olivetti. Una delle due piattaforme va verso le finestre sulla piazza che sono state schermate con due pannelli scorrevoli all'interno di un ovale che è un omaggio a un altro grande artista ammirato dall'architetto veneziano: Frank Lloyd Wright. Si accede al piano superiore grazie a una scala assolutamente singolare. È una scala monumentale, sovradimensionata rispetto al volume del negozio, ma, come Scarpa stesso affermò, "per un re si può fare un palazzo reale". Anche quello della scala, è un materiale ricercato: si tratta di marmo di Aurisina, cavato sul Carso giuliano.

Una volta che l'Olivetti si ritirò nel 1997, il negozio è stato affittato e per oltre dieci anni l'opera di Scarpa è rimasta obliterata da varia merce in vendita. Finalmente, Assicurazioni Generali, la società di assicurazioni proprietaria dell'edificio, decise di restaurare lo spazio insieme al FAI. Dopo l'intervento conservativo, il negozio Olivetti è stato riaperto nel 2011 come museo ed è aperto al pubblico.