Negli ultimi due decenni, l'#etiopia è stata considerata come un paese “modello” per tutto il continente africano. Il tasso di crescita economica misurava anche il grado di democrazia e sviluppo culturale di tutta la nazione.

Nei mesi scorsi, l'Etiopia ha vissuto una brusca inversione di marcia. Una grave crisi economica sta interessando il paese e il malcontento generale ha riportato a galla una serie di problemi di convivenza tra le maggiori tribù del paese. Un primo segnale si è avuto nel mese di agosto, nella regione di Amhara, nel centro del paese.

La popolazione è scesa per le strade manifestando contro il governo federale, che ha inviato migliaia di soldati nel tentativo di riprendere il controllo delle città in rivolta.

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L'ultimo episodio in ordine di tempo è avvenuto a Oromia, a sud est di Addis Abeba. Le insurrezioni popolari ricordano quelle del 1991, quando ribelli del Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) presero il controllo di Addis Abeba, destituendo il dittatore comunista Mengistu Haile Mariam.

Misure restrittive sono già in atto da qualche mese. Il governo centrale ha da subito iniziato ad agire nei confronti della stampa, censurando le notizie in merito alle rivolte. 

L’accesso alla rete è praticamente impossibile, lo scopo è di evitare la divulgazione di informazioni, su quello che sta accadendo, tramite i social network.

Ad oggi le poche informazioni che si hanno, arrivano con molto ritardo e in modo quasi clandestino.

Almeno 50 persone hanno perso la vita a Bahir Dar durante le ultime giornate di proteste, secondo le testimonianze dei volontari per la cooperazione internazionale, che ha sede ad Addis Abeba.

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Amnesty International stima in almeno 700 il numero delle vittime dall’inizio dell’anno ad oggi. 

La protesta ha visto partecipe anche il maratoneta olimpionico Feyisa Lilesa, che a Rio, durante le ultime olimpiadi, ha tagliato il traguardo con le braccia incrociate sopra la testa, in segno di protesta contro il governo del suo paese. Ora vive temendo ripercussioni per se e la sua famiglia.  #africa #scontri