Non si le polemiche tra i lavoratori e i futuri pensionandi, dopo che il progetto Damiano è stato definitivamente abbandonato e ora si è passati alla proposta delle "mini #Pensioni" destinata ai tanti lavoratori rimasti disagiati in seguito alla Riforma Fornero. Per chi non lo sapesse stiamo parlando di una platea molto vasta, composta da:

  • esodati, rimasti senza impiego e contemporaneamente senza pensione, a causa dell'innalzamento del paletto anagrafico o contributo avvenuto circa tre anni fa. Per loro è stata attualmente approvata la sesta misura di salvaguardia dal Parlamento, ma con scadenza al 2016;
  • lavoratori precoci, rimasti bloccati sul lavoro nonostante il raggiungimento dei 42 anni di contribuzione, poiché non hanno ancora raggiunto i 62 anni di età. Si tratta di persone che hanno iniziato a lavorare in giovanissima età (prima dei 20 anni) e che di fatto restano bloccati fuori dall'Inps nonostante oltre quattro decenni di versamenti;
  • persone che hanno svolto lavori usuranti e che non possono uscire dal lavoro sempre per l'innalzamento dell'età anagrafica uguale o superiore ai 62 anni. In questi casi si tratta di individui logorati da attività pesanti, che non hanno più le possibilità fisiche per poter proseguire nella vita attiva;
  • insegnanti e personale ATA quota 96 della scuola. Si tratta di un caso molto particolare, perché i requisiti per il pensionamento sarebbero stati già maturati;
  • più in generale, tutte le persone che sono rimaste disoccupate in età avanzata avendo terminato i sussidi di welfare, che non possono accedere al pensionamento a causa delle regole maggiormente stringenti.

È evidente che quando i motivi di urgenza hanno spinto i legislatori ad approvare una riforma previdenziale tanto severa, non si sono ben considerati tutti i possibili risvolti di disagio che sono poi andati a pesare sulle spalle dei lavoratori. Purtroppo negli ultimi anni non si è ancora riusciti a realizzare delle vere e proprie sanatorie, tanto che il problema sembra destinato a non trovare una soluzione nel breve periodo. 

La legge di stabilità 2015 ignora il Progetto Damiano, esce l'ipotesi delle mini pensioni. Ma i lavoratori si arrabbiano per l'ingiustizia subita

L'ultima possibilità di una svolta, perlomeno destinata ai casi più gravi, sembrava poter arrivare con la legge di stabilità 2015; il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti aveva inizialmente ipotizzato un intervento sulla falsariga del Progetto Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. L'idea era quella di offrire l'APA (assegno pensionistico anticipato), in pratica una forma di pensionamento anticipato con 62 anni di età e 35 di contribuzione, a patto di accettare il 2% di penalizzazione sulla mensilità erogata. Anche questa ipotesi sarebbe però saltata definitivamente in seguito alla bocciatura dei tecnici della Ragioneria dello Stato, che ha stimato costi enormi (tra i 30 e i 40 miliardi di euro). Ora si cercherà di porre rimedio con le mini pensioni ipotizzate dal neo Commissario Inps Tiziano Treu: una forma di prestito pensionistico da parte dell'Inps, che andrà restituito con delle trattenute sulle pensioni future. Sarà la volta buona? Di sicuro resta il fatto che la vicenda sta ormai assumendo contorni assurdi, tanto che al crescere del disagio provato dai lavoratori cresce anche il malcontento, così come si evince dai commenti dei nostri lettori. Vi ricordiamo che se desiderate restare aggiornati sul tema, potete utilizzare il tasto "segui" in alto. #Governo