L'#anticipo pensionistico (Ape) è il progetto sperimentale a cui sta lavorando il Governo che consentirà ai lavoratori di età non inferiore ai 63 anni e che abbiano maturato almeno 20 anni di contribuzione, di ricevere dall'Inps un assegno pensionistico anticipato da restituire attraverso un prelievo della durata di 20 anni sulla pensione definitiva. I destinatari del provvedimento sono i lavoratori dipendenti del settore pubblico e del settore privato, nonché i lavoratori autonomi e i parasubordinati. Il progetto ha una durata sperimentale pari a due anni e verrà prorogato in caso di esito positivo. Il punto delicato del progetto è il suo finanziamento da parte delle banche, con prestito assicurato da restituire con rate della durata di 20 anni, una volta conseguito il diritto alla pensione ordinaria.

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Pensioni: le 3 fattispecie dell'anticipo pensionistico (Ape)

Il progetto del Governo prevede tre opzioni destinate a tre diverse categorie di lavoratori. L'Ape Volontario riguarda i lavoratori che scelgono di uscire volontariamente e prevede un costo, che grava interamente su di essi, pari a circa il 5 - 6% per ciascun anno di anticipo, arrivando ad un massimo del 20 - 25% nel caso di anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi. L'Ape Social è destinato ai lavoratori disoccupati di lunga durata, agli  invalidi e ad altre categorie meritevoli di tutela da definire. In questo caso la rata di restituzione del prestito risulterà contenuta grazie alla presenza di detrazioni fiscali, a condizione che l'assegno pensionistico a regime risulti inferiore ai 1300 - 1400 euro lordi al mese.

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Vi è infine l'Ape per ristrutturazione aziendale destinato ai lavoratori coinvolti in piani di ristrutturazione aziendale. In questo caso parte del costo (non ancora definita) è accollata all'impresa.

Ape: "polpetta avvelenata"?

Il movimento 5 stelle ha definito l'anticipo pensionistico una "polpetta avvelenata" dal momento che comporta per il pensionato un indebitamento ventennale, ed offre invece a banche e assicurazioni promettenti margini di guadagno, a fronte di un rischio di insolvenza del pensionato contenuti, grazie alla garanzia offerta dallo Stato e dall'Inps, come fa notare il professore della Sapienza Felice Roberto Pizzuti. Anticipare di un anno il pensionamento comporta per il pensionato una riduzione di circa il 5% dell'assegno mensile, mentre l'anticipo di 3 anni e 7 mesi determina una riduzione di circa il 18% dell'assegno pensionistico mensile. A queste decurtazioni va poi aggiunto il costo dell'assicurazione per far fronte al rischio di premorienza del pensionato. Dunque quest'ultimo sarebbe costretto a rinunciare ad una rilevante percentuale della propria pensione, nell'arco dei successivi vent'anni. L'Ape rappresenta quindi un vantaggio per il lavoratore o l'ennesima opportunità concessa dal Governo a istituti di credito e assicurazioni?

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