Le dimissioni in blocco della giunta sembrano davvero inevitabili dopo lo scandalo degli scontrini che ha colpito il primo cittadino capitolino Ignazio Marino. Le opposizioni sono da tempo sul piede di guerra, in particolare i 5 stelle che capitanati dai deputati  Alessandro Di Battista e Roberta Lombardi, principali papabili alla candidatura a sindaco di Roma nel movimento di Beppe Grillo, spingono Marino a dimettersi premendo il tasto sulla questione morale più che di mera legittimità. Anche i SEL, ormai ex alleati, consigliano a Marino di: "Valutare le dimissioni". Il colpo di grazia però sembra proprio venire dal suo partito: il #Pd, dove anche i renziani lo considerano da tempo una figura "scomoda" e per questo vogliono scaricarlo e salvare il salvabile soprattutto in vista delle elezioni che ne seguiranno che potrebbero consegnare ai grillini la città capitale d'Italia; infatti il maggior rompicapo per il PD, in questo momento, è evitare le elezioni in primavera dopo le dimissioni.

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Il renziano Michele Anzaldi al tal proposito riferisce che Marino ha mancato di trasparenza verso i propri cittadini nell'uso spregiudicato della carta di credito del comune mentre riguardo le elezioni sentenzia che con un Giubileo alle porte non ci si può permettere di non avere un sindaco ma un funzionario di polizia che rompa la pietra della porta santa insieme al Papa e infine auspichi che il sindaco si dimetta il prima possibile per 'buon senso'. 

I possibili scenari

Gli scenari ipotizzati da parte del PD e del commissario del PD romano Matteo Orfini, che fino all'ultimo aveva cercato di difenderlo in ogni modo anche remando contro il Premier, possono essere due: dimissioni immediate, ma questo in seguito allo scandalo di Mafia Capitale che ha colpito destra e sinistra andrebbe a solo vantaggio dei pentastellati o tenerlo in piedi fino a fine febbraio per evitare le elezioni in primavera e sperare che al sindaco non arrivi nessun avviso di garanzia da parte della procura di Roma che lo metterebbe automaticamente 'al tappeto'.

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In tutto questo caos una cosa è certa: il PD con a capo Renzi ha ormai scaricato Marino ed ora attende le sue dimissioni.

Un mandato travagliato

L'amministrazione di Ignazio Marino sarà ricordata per le innumerevoli critiche, le accuse di incompetenza e soprattutto la serie di scandali culminata con l'affare degli scontrini che lo sta affossando definitivamente. Dal grande scandalo di Mafia Capitale che ha scoperto il "mondo di mezzo" tra la criminalità organizzata cittadina e la politica romana senza risparmiare nemmeno il PD, al degrado delle periferie e dei numerosi campi rom, al cinematografico funerale del boss dei Casamonica in pieno centro a Roma con la partecipazione addirittura di un elicottero che volava senza autorizzazione sui cieli della capitale, ai disagi della metropolitana sulla linea A in cui lo scorso settembre cadde un contro-soffitto creando innumerevoli disagi senza per fortuna vittime, ai numerosi viaggi nonostante le emergenze in città e infine le cene pagate con la carta di credito del comune.

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Il sindaco nonostante si sia professato 'innocente' dicendo che le sue erano cene di rappresentanza nell'interesse della città, ma che la Comunità di Sant'Egidio e alcuni ristoratori hanno smentito prontamente, ha restituito ciò che aveva speso. Tuttavia ciò non basta a fermare la valanga che lo sta travolgendo. Nelle prossime ore si attendono le sue dimissioni.  #Politica Roma