C'era una volta il Regno Unito? Chissà, lo potremo dire tra qualche anno, magari. Nel 2014 i "figli di Scozia", storicamente animati da sentimenti indipendentisti, dissero "no" all'ipotesi secessionista. Ma tanto la Scozia quanto l'Irlanda del Nord, dati alla mano, si sono espresse in maggioranza nei confronti del "remain". Ora che ha vinto il Brexit e, di fatto, la Gran Bretagna è fuori dall'#Unione Europea, gli scozzesi potrebbro chiedere il riproponimento di quel referendum il cui esito, stavolta, sarebbe scontato: la Scozia vuol restare in Europa. A Belfast e dintorni, invece, potrebbe essere accelerato lo storico processo di riunificazione dell'isola d'Irlanda.

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Nicola Sturgeon: 'Noi siamo Europei'

Due anni fa gli scozzesi decisero, dopo secoli di forti spinte nazionaliste, che non ci sarebbe stata più differenza tra "Scots" e "Sassenach" (termine per lo più dispregiativo per indicare i sassoni-inglesi, ndr) ma, tutti, sarebbero stati semplicemente "British". Oggi gli scozzesi si sentono più che mai "Europei", al referendum tutte le 32 circoscrizioni di Scozia hanno scelto in maggioranza il "remain". Si tratta dunque di una fuoriuscita contro la volontà popolare, tale per cui un nuovo referendum per la fuoriuiscita della Scozia dal Regno Unito potrebbe essere proposto al prossimo premier che prenderà il posto del dimissionario David Cameron. "Siamo Europei - ha detto il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon - ed abbiamo consegnato un voto chiaro sulla nostra volontà di restare in Europa".

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Sulla questione è intervenuto anche Alex Salmond, l'ex premier che due anni fa era stato tra i promotori del rerefendum. Nel corso di un intervista rilasciata a ITV ha parlato della possibilità di un nuovo referedum. "Vogliamo l'Europa - ha sottolineato - anche se questo non significa che adotteremo l'euro".

Il Brexit riapre il fronte caldo dell'Ulster

Terra d'Irlanda, la più verde macchiata di rosso sangue. Questa definizione venne data nel corso degli anni all'Irlanda del Nord, alle prese con un lungo conflitto terminato ufficialmente nel luglio del 2005 con il disarmo dell'Ira. La questione era esplosa in tutta la sua violenza alla fine degli anni '60 ma le sue radici sono antichissime. Il dilemma delle sei contee dell'Ulster che compongono l'Irlanda del Nord potrebbe ripresentarsi con il Brexit. Il popolo nordirlandese ha espresso la sua volontà di restare nell'Unione ed ora il vice primo ministro Martin McGuinness, storico leader nazionalista ed ex componente dell'Ira, invoca un referendum il cui obiettivo è quello di proporre la riunificazione con la Repubblica d'Irlanda in considerazione che il governo di Dublino è fedele a Bruxelles.

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"Le conseguenze per l'intero popolo irlandese saranno tremende - ha detto McGuinness - e penso che abbiamo il diritto di andare al voto per decidere di restare all'interno dell'Unione Europea". Qualcuno ha detto, a ragion veduta, che il #Brexit potrebbe dare il via al processo di disgregazione dell'Unione, considerato che già in Olanda e Francia i movimenti ed i partiti nazionalisti si stanno facendo promotori di una campagna referendaria entro i confini dei due Paese. La prima impressione, a caldo, è che il Brexit potrebbe disintegrare anche il Regno Unito dopo oltre duecento anni. "Con il Brexit facciamo la Storia", hanno detto i promotori del "leave", tra cui il leader nazionalista Nigel Farage e l'ex sindaco di Londra, il conservatore Boris Johnson (quest'ultimo ora in lizza per il ruolo di primo ministro, ndr). Probabilmente hanno ragione ma, forse, non è questa la Storia che avevano immaginato.