I sondaggi lo avevano dato insistentemente perdente contro Hilary #Clinton. Alle 5:15, invece, il New York Times ha rotto gli indugi sull'esito delle #Elezioni USA 2016, titolando: "Trump ha il 95% di possibilità". Verso le 6 di mattina, è stato chiaro per tutti il finale della lunga maratona elettorale. Il tycoon americano è il 45°Presidente degli Stati Uniti d'America.

Gli stati si colorano di rosso e il servizio immigrazione in Canada va in tilt

All'inizio è partito tutto secondo pronostico. Poi, in tarda notte, la mappa Usa ha iniziato a tingersi di rosso e Il quartier generale del Partito Democratico ha smesso di sorridere.

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Obama, uno degli sconfitti di queste elezioni, tira i remi in barca ancor prima di sapere l'esito ufficiale delle urne, dicendo che l'america rimane una grande nazione, comunque vada.

L'effetto Trump ha mandato in tilt il sito ufficiale del servizio immigrazione del Canada. I media internazionali hanno riferito che il problema del sito ufficiale che si occupa dei servizi informativi per ottenere il visto d'ingresso canadese, sono andati giù per l'avanzata inarrestabile del tycoon americano.

Borse in picchiata e crollo del peso messicano

Cade Wall Street. Il Nasdaq & I future S&P 500 perdono il 5%. La reazione dei mercati alla vittoria di #Donald Trump è piuttosto agitata. In Messico, il cambio dollaro/peso è arrivato ad uno storico massimo (pari a 20,15), ha precisato il giornale El Financiero, questo in virtù di uno scenario con il tycoon alla Casa Bianca.

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In due ore il peso ha vissuto un crollo dell'11%. In molti temono un peggioramento delle relazioni economiche e politiche tra Messico e Usa [VIDEO]. Sale il prezzo dell'oro e scende quello del petrolio.

Cadono le Borse di Hong Kong e Tokio. Il Nikkei apre con un crollo che verso le 7 segna un -5.19%. Sul mercato della moneta lo yen si rafforza a quota 101, dai 105 sul dollaro dall'inizio della contrattazione. Con l'euro si passa dai 115 ai 114. Una reazione che è figlia della vittoria a sorpresa di Donald Trump, che si prepara a governare gli Stati Uniti d'America come suo 45°Presidente.