Con la scusa della par condicio elettorale, la trasmissione di inchiesta di Italia1, Le Iene (che non è una testata giornalistica e non potrebbe quindi mostrare i politici), questa sera non manderà in onda l’intervista fatta da Filippo Roma a Matteo Renzi in cui si parla dello stanziamento di fondi per le persone disabili. Da più di due anni, infatti, in occasione dell’Ice Bucket Challenge (la doccia gelata dei Vip in favore della ricerca sulla Sla), il premier aveva promesso proprio alla ‘iena’ Roma di darsi da fare per aggiornare il cosiddetto #nomenclatore tariffario, un elenco di strumenti (pc speciali, sedie a rotelle etc.) che lo Stato fornisce ai portatori di handicap.

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L’elenco, nonostante le promesse renziane, è ancora fermo al 1999. Per questo Roma, martedì scorso, riesce a strappare a Renzi la promessa che la modifica del nomenclatore “andrà in Consiglio dei ministri domani alle ore 13 (9 novembre ndr)”. Ma in Cdm non si è visto niente.

Roma mette in difficoltà Renzi

Della questione #disabili Filippo Roma chiede conto per la prima volta a Renzi e alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin nell’estate del 2014, subito dopo lo show mediatico dell’Ice Bucket Challenge. Ad ottobre dello stesso anno #Le Iene chiedono al premier di aggiornare il nomenclatore tariffario, ricevendo la promessa di farlo entro dicembre 2014. Nel gennaio 2015, incalzato da Roma sulle mancate promesse, Renzi se la prende con le storture provocate dal “federalismo”.

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Trascorrono quasi due anni e si arriva a martedì scorso, 8 novembre 2016, giorno in cui Roma riesce ad intercettare nuovamente il premier strappandogli un’intervista che lo stesso programma di Mediaset ha deciso di non mandare in onda dopo aver reso noto di aver consultato l’Agcom.

Il contenuto dell’intervista censurata

“Presidente lasciare per tanti anni tanti bambini disabili senza possibilità di comunicare col mondo, lei come lo definisce?”, attacca Roma con vero piglio da iena (almeno secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano che ha visionato il filmato). Renzi, imperturbabile, risponde che “è una cosa molto ingiusta e non è la sola cosa ingiusta che c’è in questo momento nel Paese”. Ma Roma lo inchioda alle sue responsabilità. “Lei due anni fa ci ha fatto una promessa - accusa – sono passati due anni e niente”. È a questo punto che il politico di Rignano, toccato nell’orgoglio, si lascia sfuggire che “il nomenclatore, che per 17 anni non è stato cambiato, andrà in Cdm domani (9 novembre ndr) alle ore 13”.

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Peccato che, nel momento in cui scriviamo, il provvedimento non si sia ancora visto in Cdm. L’ufficio stampa della Lorenzin, piccato, precisa che Renzi “non ha mentito” perché “il decreto non deve andare in Cdm, ma nelle commissioni Affari Sociali della Camera e Sanità del Senato” dove sarebbe arrivato mercoledì 9 novembre. Circostanza smentita decisamente dalla deputata del M5S Giulia Grillo, membro della commissione di Montecitorio, sicura che il decreto “assolutamente non è arrivato”. La verità è che il documento pro disabili si trova bloccato alla Ragioneria generale dello Stato per l’esame delle coperture finanziarie.