Con il primo presidente nero eletto alla Casa Bianca che se ne va, in favore di un discutibile candidato come Donald Trump, la nostalgia la fa da padrona. L'immagine che ha restituito #Obama agli #USA è stata sicuramente positiva, dopo il disastro dell'amministrazione Bush, rappresentando una sorta di rinascita sotto una figura forte, carismatica, simpatica e giovanile. Bisogna però riuscire ad andare oltre l'impressione sull'uomo e valutare i fatti, dati alla mano, per avere una capacità di critica maggiore. Più un personaggio è popolare, più diventa inconsueto contestarlo e sottolinearne gli errori o gli aspetti contraddittori.

Dati trasmessi dal Pentagono, riportano l’ammontare degli accordi di vendita di materiale bellico approvati dall’amministrazione Obama.

Pubblicità
Pubblicità

Si parla di 278 miliardi di dollari durante il suo mandato, ovvero più del doppio della precedente gestione Bush, che ha approvato vendite per 128.6 miliardi dal 2001 al 2008. La maggior parte di questi accordi è stata stipulata con Stati mediorientali, specialmente in chiave anti-iraniana, con quei paesi che si sono armati per paura del pericolo nucleare. Fra i vari armamenti venduti a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita e principale acquirente di materiale da guerra Usa, troviamo i jet da combattimento F-15, gli elicotteri Apache, i Blackhawk, l’anti missilistica, blindati, bombe e missili.

L'Arabia Saudita, come risulta dagli avvisi relativi agli accordi arrivati al Congresso per l'approvazione finale, ha stipulato contratti di acquisto di materiale bellico per 115 miliardi di dollari ed è ancora in attesa di siglare un'intesa per ulteriori mezzi come navi da guerra.

Pubblicità

William Hartung, direttore dell’Arms & Security Project del Center for International Policy, ha sottolineato come nessuna amministrazione precedente si sia mai lontanamente avvicinata al fatturato economico derivante dagli accordi bellici siglati, come quella Obama. Una gestione politica che ha venduto armamenti come nessun’altra dalla Seconda Guerra Mondiale. Un po’ ironico per chi è stato insignito del Premio Nobel per la Pace. #Medio Oriente