In occasione del convegno "Più Stato, Meno mercato" organizzato a Roma dal Partito Comunista Italiano, Blasting News ha intervistato in esclusiva il segretario nazionale Mauro Alboresi, ecco che cosa ci ha detto.

Alboresi, segretario PCI: 'Più Stato e meno mercato, no al PD: facciamo l'unità della sinistra ma senza tatticismi'

Alboresi, voi chiedete che ci sia più Stato e meno mercato, ma è possibile realizzare questo in un contesto politico ed economico del genere?

"E' assolutamente necessario oltre che possibile rimettere al centro la funzione dello Stato, il suo ruolo di governo dell'economia, della finanza e il suo essere un soggetto garante dei diritti dei cittadini; occorre rilanciare questo suo ruolo proprio per rispondere alle politiche liberiste che si sono mosse in senso opposto e hanno cercato di togliere allo Stato un ruolo peraltro previsto dalla Costituzione".

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Qual è il vostro programma e quali i vostri obiettivi?

"Il nostro programma è all'insegna della pace, del lavoro, dei diritti e della democrazia. Nella convinzione che questo non solo risponda alle esigenze dell'oggi, ma possa costituire anche la base di un'unità a #sinistra che noi perseguiamo con grande determinazione. L'unità si fa sui contenuti e pensiamo che oggi ci sia bisogno di affermare una politica alternativa a quella imperante. Non pensiamo sia possibile immaginare un rapporto con il #Pd che è il garante delle politiche europee, all'insegna di liberismo e austerità che esso ha perseguito. Ma crediamo che l'alternativa non sia possibile neppure con il rilancio del centrosinistra, al di là da quella che può essere la sua articolazione, neanche come qualcuno oggi immagina con una sorta di sinistra-centro.

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No, occorre una politica radicale e questa la può fare solo chi assume la scelta di mettere in campo ben altro".

Qual dev'essere secondo lei il perimetro di questa unità a sinistra? E' possibile inglobare anche chi ad esempio in Parlamento non ha votato esplicitamente contro sul tema dei voucher?

"Io ho letto più di un'affermazione da parte dei dirigenti di Articolo 1 - MDP a sostegno della scelta di non partecipare al voto al Senato come tattica per non dare a Renzi la scusa per fare finire anticipatamente la Legislatura. Io penso che non sia tempo di tatticismi, ma anzi chiediamo ad Articolo 1 se è davvero deciso di rompere con le politiche del PD di dare un segnale chiaro e inequivocabile, specie sui temi del lavoro. Noi proponiamo l'unità su solide basi programmatiche, è il momento di fare una scelta di campo: sta a loro decidere cosa fare. Noi non siamo per fare accordi comunque e non siamo per immaginare che a fronte di una deriva elettorale e di una soglia di sbarramento X o Y si debba fare premio sui contenuti; ma si deve fare l'opposto, ovvero partire dai contenuti".

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Abbiamo visto che nei giorni scorsi avete riunito la vostra segreteria nazionale assieme a quella di Rifondazione Comunista, un gesto simbolico dopo anni di differenze, a cosa può portare questo?

"E' stato un incontro molto importante, abbiamo registrato una rilevante comunanza di analisi e di proposta. Noi abbiamo voluto questo incontro convinti della necessità di fare l'unità dei comunisti, siamo aperti e disponibili, siamo convinti che questo sia importante anche per guardare sul piano della prospettiva politica e auspichiamo che ci sia un seguito. Ce ne faremo quota parte promotori".

Sul piano dell'unità della sinistra avete avuto da ridire su come è stata gestita l'assemblea del Brancaccio del 18 giugno, come mai? E più in generale quali sono le vostre condizioni per fare l'unità della sinistra?

"Ci è stato impedito di parlare adducendo motivazioni inaccettabili. Non si può dire che per l'area comunista parla solo il PRC, lo avrei detto anche se avessero fatto parlare noi per tutti gli altri. Così come non è giusto dire che noi avremmo rinunciato al nostro intervento perché ciò non ci è stato chiesto. Quindi siamo di fronte a una situazione che porta con sé più di un interrogativo e più di un elemento di preoccupazione. Noi confermiamo l'impegno unitario, ma ci attendiamo riconoscimento e reciprocità, non è tempo di tatticismi e ambiguità. Va poi capito se si vuol lavorare a costruire un'alleanza elettorale oppure, come qualcuno sottolinea, se si deve spingere per un fare un nuovo soggetto della sinistra attraverso uno specifico processo costituente. Noi a riguardo da un anno diciamo: sì a un soggetto unitario purché non chieda la rinuncia all'autonomia politica e organizzativa delle sue componenti; no invece a un soggetto unico. Non servono scorciatoie organizzativistiche, ma serve mettere assieme quello che ci unisce in ordine al che fare, serve insomma unità di azione sulla base di precise opzioni programmatiche". #Elezioni politiche