Alla fine del corrente anno il cosiddetto Protocollo di Kioto, il trattato internazionale riguardante il riscaldamento globale che ha previsto per gli anni 2008-2012 l’obbligo di ridurre le emissioni a effetto serra (biossido di carbonio, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo), verrà archiviato ed è auspicabile che subentrino più stringenti misure d’emergenza contro l’inquinamento. In questi giorni, infatti, a Doha, nel Qatar, è in corso di svolgimento, con la partecipazione dei rappresentanti di 190 Paesi, la conferenza sul clima che rappresenta l’ultima possibilità di prosecuzione del meccanismo avviato 15 anni fa – il trattato di Kioto risale infatti al 1997 – e che aveva suscitato tante speranze.

L’obiettivo era appunto di fermare la crescita dei gas serra che minacciano la stabilità climatica.

Oggi, però, si scopre che, malgrado i provvedimenti adottati, il cambiamento del clima si è mosso più rapidamente delle decisioni della politica; la dimostrazione palese è quanto avvenuto di recente con l’uragano “Sandy” che ha colpito le Antille e successivamente New York provocando 253 morti e miliardi di dollari di danni, con centinaia di migliaia di persone evacuate dalle proprie abitazioni insidiate dalla furia dell’oceano. Scenario che si prevedeva più che probabile per i nostri pronipoti – se non fossero state prese nel frattempo efficaci contromisure – e invece si è verificato nel 2012.

Ma d’altronde le avvisaglie di quanto potrà avvenire in futuro cominciano già a manifestarsi con i profughi ambientali africani che premono alle frontiere d’Europa fuggendo dalle zone desertiche che avanzano, e con gli abitanti di piccoli atolli sperduti costretti ad abbandonarli per non rischiare di essere sommersi dagli oceani. E un altro caso eclatante è proprio l’Italia con le frequenti e tragiche inondazioni.

Il clima è governato da ecosistemi complessi, e anche se terminassero immediatamente le emissioni nocive nell’atmosfera, l’anidride carbonica in circolo produrrebbe comunque negli anni a venire un aumento della temperatura di 1 o 2 gradi. E invece i gas serra, anziché diminuire, aumentano e nel 2011 si è constatato un innalzamento del 3% rispetto all’anno precedente, conseguendo il ragguardevole livello di 34 miliardi di tonnellate annue di CO2, notevole concentrazione responsabile di gravi danni per la salute e pure fonte di squilibri nell’economia.

E così, fra le varie conseguenze, dal 1980 si è anche dimezzata l’estensione dei ghiacci artici e pure i ghiacciai alpini hanno subìto gli effetti dei gas serra, se consideriamo che dal 1850 hanno perso i due terzi del loro volume.

È quindi indispensabile agire con decisione e rapidità per prevenire il precipitare della situazione, intervenendo sulla produzione che dovrà essere più efficiente, e diffondendo l’utilizzo di fonti rinnovabili, riducendo nel contempo al minimo una burocrazia talvolta opprimente. In caso contrario le previsioni, che secondo gli scienziati si possono definire realistiche, prospettano la possibilità concreta di un aumento della temperatura fino a 7 gradi, che comporterebbe una catastrofe progressiva e inarrestabile, con l’estinzione di massa delle specie, la cancellazione delle coste basse sommerse dai mari e un inaridimento delle grandi pianure fertili.