È ripartita anche quest'anno in Italia la sfida ambientalista del "Restart Party". È attesa la Fiera della trasparenza di Livorno, il prossimo 10 giugno, ma c'è già stata un'iniziativa a Firenze, lo scorso 13 maggio e a Torino, il 14. Una replica del Restart a Torino è fissata per domenica 21 maggio. L'idea nasce dall'esigenza attuale di contrastare una logica intrinseca del consumismo e legata agli oggetti messi in vendita, la cosiddetta "obsolescenza programmata".

L'obsolescenza programmata, cos'è

Corrispondente in inglese al termine "planned obsolescence", indica in economia industriale una strategia deliberatamente volta a limitare nel tempo il ciclo vitale di un prodotto tecnologico. Un oggetto che fa parte del consumo, come una lavatrice, un tostapane, una radio, un PC, o anche uno smartphone e che, dopo un certo arco di tempo (spesso quello per cui vale la garanzia) cessa di funzionare.

L'obsolescenza di un oggetto può essere data anche dall'invenzione di nuovi modelli: indipendentemente dall'usura, può essere il consumatore stesso a decretare un oggetto obsoleto, solo perché non è l'ultimo modello. Ci sono casi, poi, in cui tale condizione degli oggetti è solo "percepita". È il tipico caso delle campagne pubblicitarie, che, nel momento in cui lanciano il nuovo prodotto, tolgono, agli occhi del consumatore, ogni aurea di desiderabilità a quello già acquistato.

Come i restarter trasformano la tecnologia in ecosostenibilità

La logica dei restarter rappacifica il futuro con il passato in una dimensione ambientalista. Recupera cioè una tradizione che si è andata perdendo dopo il '900 (a partire dagli anni '50) e legata al riciclo. In un'epoca in cui si è perso il rapporto fiduciario tra produttore (l'ex artigiano) e consumatore e in cui il valore dell'oggetto non è data più dal lavoro, ma dalla materia prima, l'oggetto così inteso non è più costruito per durare nel tempo, ma al contrario, è soggetto alla nuova visione consumistica.

Ecco quindi in che modo i restarter recuperano il passato e lo consegnano al futuro in una dimensione "sostenibile". Nel momento, infatti, che riparano gli oggetti, li sottraggono alla logica consumistica e salvaguardano l'ambiente (l'oggetto non va ad accumulare le discariche). Una sfida, certamente impari contro le multinazionali, ma anche l'unica praticabile per difendere l'ambiente e salvare il futuro dell'uomo sul pianeta.

I restarter: cosa fanno e quali sono gli obiettivi

I restarter, come scrive "Repubblica" di oggi, venerdì 19 maggio, sono una sorta di "hacker buoni": riparano gli oggetti non più funzionanti, sono volontari e, tra le iniziative promosse per farsi conoscere, organizzano degli incontri in tutta Italia. A questi Restart Party ogni partecipante è chiamato a portare l'oggetto da riparare e a ripararlo manualmente.

Il Party è occasione di scambio di idee, ma anche il luogo in cui reperire i pezzi di ricambio. In Italia sono cinque le città che aderiscono a questa iniziativa: Milano, Torino, Firenze, Aosta e Langhe-Roero (Cuneo). L'obiettivo dei restarter è quello di contrastare la logica consumistica dell'usa e getta. Troppo rischiosa in un momento in cui la terra fa i conti con i disastri legati all'effetto serra e al cattivo uso delle risorse. In particolare, i nuovi paladini per l'ambiente, chiedono leggi contro l'obsolescenza programmata. Ma vanno anche oltre, auspicando cioè un cambio urgente di mentalità che si ritragga dal consumismo sfrenato e recuperi vecchie tradizioni. In questa ottica va, ad esempio, la richiesta degli starter alle multinazionali affinché seguano l'esempio di altri paesi europei (Germania e Francia) e accompagnino agli oggetti un manuale di riparazione.

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