Cinquanta anni fa, il 4 aprile 1968, veniva ucciso il pastore protestante Martin Luther King. Ricordare questo anniversario è importante alla luce dei risultati raggiunti nel campo che fu a lui più consono, ossia la lotta per i diritti civili dei neri. Lotta che King fece propria tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso e che gli valse importanti vittorie, ma che fu sempre improntata sulla non-violenza.

Di qui la grandezza che fa del leader di Atlanta un profeta alla stregua di Ghandi e lo pone sul podio tra i difensori dei diritti degli afroamericani di ieri, di oggi e di sempre.

I have a dream

Celebre il testo che King pronunciò il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial a Washington. Fu proprio lì, in occasione della marcia in difesa dei diritti civili dei neri, che i 250 mila partecipanti ascoltarono il suo 'I have a dream.' Un discorso della durata di 17 minuti che è passato alla storia per i suoi contenuti di libertà e giustizia auspicati per quanti si trovavano in condizione di segregazione razziale e vivevano profonde ingiustizie.

Non solo: le parole pronunciate da King nel 1963 predicono un futuro che, in parte, si è realizzato e in parte no, ma che si richiamano nientemeno che alla Costituzione e alla Dichiarazione d'indipendenza. Secondo cui, tutti gli uomini godono di diritti inalienabili, indipendentemente dalla razza, dal colore della pelle e dal credo religioso e politico. Tali diritti sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità.

La 'Non violenza' di Martin Luther King

In particolare, King si è distinto per aver improntato ogni battaglia all'insegna della non violenza. Ha combattuto, infatti, a fianco e per i neri, predicando la fratellanza e la non-violenza, anche a costo della propria libertà e della vita. Non ha mai voluto dividere gli afroamericani dagli americani cosiddetti 'bianchi' e, anzi, ha predicato la fratellanza tra gli uni e gli altri.

A questo proposito si ricorda la sua lotta all'indomani dell'arresto di Rosa Parks, il 1°dicembre 1955. Un arresto che sarebbe stato giustificato in conseguenza della sua violazione della legge sulla segregazione: su un autobus, la Parks avrebbe infatti rifiutato di cedere il proprio posto a un bianco. Un episodio che vide l'intervento di King e portò a vincere la causa, quando, tra il giugno e il novembre 1956 la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò incostituzionale l'episodio di segregazione vissuto da Rosa Parks a Montgomery.

Voting Rights Act

Nel campo dei diritti civili il pastore di Atlanta ucciso a Memphis il 4 aprile 1968 conseguì importanti vittorie. Non da ultima, quella dell'approvazione del Voting Rights Act, nel 1965, anno che pose fine alla segregazione razziale negli Stati Uniti e aprì la strada al diritto di voto agli afroamericani. Una conquista molto importante che ha portato nel 2008 alla vittoria di Barack Obama, prima, e a quella di Donald Trump nel 2012, ma che sicuramente non è stata sufficiente a realizzare in pieno il sogno di Martin Luther King.

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