Mentre nell'arcipelago delle Hawaii l'eruzione - e il successivo terremoto di Magnitudo 6.9 - avvenuta nella sua isola maggiore, Big Island, preoccupa le autorità per via soprattutto degli effetti secondari del fenomeno, alla mente torna un precedente storico di tutto rilievo. Quello del vulcano Eyjafjöll, che nel 2010 bloccò gran parte della navigazione aerea del Nord Europa.

Gli effetti dell'eruzione

A dispetto delle piccole dimensioni il vulcano Eyjafjöll, coperto dal ghiacciaio Eyjafjallajökull, uno dei minori in Islanda, infatti, fu il protagonista di un'intensa attività vulcanica che finì per causare un massiccio sollevamento di polveri nell'atmosfera.

Il fenomeno iniziò il suo corso a Marzo 2010 e finì per bloccare totalmente il traffico aereo norvegese con conseguenti problemi agli aeromobili n transito - anche a quelli per il soccorso medico.

In quel caso, del resto come nell'area del vulcano Hawaiano Kilauea, si verificò la totale evacuazione della zona dove abitavano centinaia di allevatori con le rispettive famiglie. Per le autorità si trattò di una sfida sanitaria e infrastrutturale di portata mai vista fino ad allora nei paesi nordici. E che costò la soppressione di diverse attività istituzionali mondiali.

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