Uno dei punti chiave nella produzione dei “beni agricoli” è senza ombra di dubbio il controllo di specie infestanti e parassiti: funghi, afidi, acari, cocciniglie ed erbe infestanti sono alcuni degli esempi di animali e piante dannosi per piantagioni e coltivazioni. La guerra a questi “piccoli eserciti” viene combattuta con oltre 400 sostanze differenti, ognuna adatta ad uno specifico nemico. Tra queste spicca per fama ed utilizzo il glifosato.

'Mr. Glifosato': un giardiniere un po’ particolare…

Sostanza organica analoga alla glicina, il glifosato, presenta due gruppi fosfonici legati ai due gruppi metilici, a loro volta legati ad un gruppo amminico. Esso ha funzione di erbicida non selettivo, difatti inibisce indistintamente l’enzima 3-fosfoshikimato 1-carbossiveniltransferasi, molecola proteica utile alle piante per la sintesi di amminoacidi aromatici quali triptofano e fenilalanina (e quindi essenziale per la loro sopravvivenza!), bloccando così la fotosintesi stessa.

Questa molecola non risulta essere molto tossica per l’uomo, ma data la sua relativamente elevata solubilità in acqua (10,1 g/L a 20°C), essa può avere un certo impatto ambientale. Il glifosato è infatti considerata una sostanza capace di incidere sulle funzionalità di ambienti naturali ed ecosistemi, riducendone la biodiversità. Dal 2015, inoltre, questa sostanza è sospetta cancerogena per l’uomo del 2° gruppo. Sembra poi che abbia anche un’azione come interferente endocrino di molti ormoni.

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Ambiente

Impatto ambientale

La bassa tossicità per l’uomo e la sua facile degradazione ad opera dei batteri del suolo gli hanno conferito il primato come erbicida più impiegato in Italia e, più in generale, in Europa e negli U.S.A.. Ciononostante, il largo impiego di questa sostanza ha portato ad un accumulo della stessa nelle acque superficiali: in Italia, la percentuale di glifosato nelle acque superficiali, supera del 24% i limiti di legge mentre, per le acque sotterranee, il limite è superato dell’8,3%!

I dati sono stati estrapolati da 35.353 campioni (nel 2016), dai quali si evince che ben il 67% delle acque superficiali ed il 33,5% delle acque sotterranee, risultano essere contaminate da circa 259 specie chimiche, tra le quali, il glifosato.

Certo, non si è ai livelli del famigerato e pluridecorato (in senso negativo, s’intende) D.D.T., acronimo di “para – diclorodifeniltricloroetano”, ma comunque parliamo di una sostanza sintetica, solitamente non presente in natura che può incidere sugli habitat e sulle catene trofiche.

In passato il D.D.T. ha portato ad una drastica diminuzione delle specie rapaci, soprattutto per quanto riguarda il falco pellegrino (Falco Peregrinus), in maniera diversa, il glifosato potrebbe avere un impatto analogo su alcuni tipi di piante erbacee, portandole ad un calo demografico o addirittura all’estinzione.

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