Extinction Rebellion. Così si chiama il movimento internazionale apolitico e non violento per il clima che in questi giorni sta dando prova della sua determinazione e audacia. Fondato a Londra il 31 ottobre 2018 in risposta alla dichiarazione dell'UNPCC (United Nations Panel on Climate Change) secondo cui l'umanità ha solo 12 anni per evitare un cambiamento climatico catastrofico, si basa su azioni pacifiche volte a persuadere i governi ad un impegno concreto e immediato in merito all'emergenza climatica ed ecologica.
È ferma convinzione degli attivisti che solo una mobilitazione su scala mondiale potrà salvare il pianeta e l'umanità dallo scenario peggiore: l'estinzione di massa.
La chiamata all'azione locale e internazionale più intensa ha avuto luogo dal 15 al 25 aprile con un raduno a Londra. Dall'inizio delle proteste di aprile ci sarebbero stati circa 1.138 arresti tra gli attivisti, uno dei quali avrebbe anche festeggiato l'ottantatreesimo compleanno proprio nel giorno in cui sarebbero scattate le manette ai suoi polsi: ciò comunque dimostra che non vi sono limiti di età, genere e idee politiche, giacché le distinzioni vengono meno di fronte all'emergenza clima.
Le azioni di disobbedienza civile intraprese a Londra sono state soprattutto blocchi del traffico, manifestazioni collettive e raduni in luoghi simbolici, resistenza creativa con assemblee, eventi artistici, workshop, cibo e spazi per le famiglie desiderose di unirsi alle iniziative.
'Ascoltateci, questa è un'emergenza'
I motivi della ribellione? L'inazione di governi e istituzioni politiche ed economiche nei confronti della situazione ambientale estrema cui siamo di fronte.
Le richieste di Extinction Rebellion sono le seguenti: l'impegno a riconoscere il fallimento nell'azione climatica da parte dei governi e la dichiarazione di emergenza; la creazione di assemblee dei cittadini sulla giustizia climatica; l'arresto della perdita di biodiversità e il traguardo della quota zero emissioni entro il 2025.
Dopo essersi rivolti direttamente ai membri del governo ed ai politici con dimostrazioni come quella tenutasi all'esterno del Parlamento inglese - che ha ottenuto una certa risonanza anche al di fuori del Regno Unito con un seguito in crescendo in molti Paesi - è stata la volta delle istituzioni economico-finanziarie.
È stato chiesto loro di uscire allo scoperto, di riconoscere la realtà dei fatti e di intraprendere azioni di rimedio immediate.
Business as Usual = Death
Proprio in questi ultimi giorni, otto attivisti si sono incatenati nei pressi del Ministero del Tesoro, mostrando un cartellone recante la scritta "Business as Usual = Death" (mantenere inalterata la prassi economica odierna porta alla morte).
Lo scopo dichiarato era quello di evidenziare l'impatto negativo del Tesoro sul cambiamento climatico e sul degrado ambientale: al momento, infatti, il governo britannico finanzierebbe i combustibili fossili con più di 10 miliardi di sterline provenienti dalle tasse dei cittadini (mentre i fondi investiti a supporto delle energie rinnovabili sarebbero "solo" 7 miliardi).
E tutto ciò nonostante le promesse governative di una "crescita pulita".
La protesta non si è di certo fermata al settore pubblico. Anche le istituzioni finanziarie sono entrate nel mirino degli attivisti, i quali richiedono una tempestiva presa di responsabilità per quanto riguarda i danni al pianeta "finanziati direttamente dalla loro avidità".
"Le principali banche mondiali hanno versato 1,9 trilioni di euro per il finanziamento dei combustibili fossili dall'Accordo sul Clima di Parigi a oggi, con un incremento annuale. Senza parlare degli innumerevoli fondi a sostegno della distruzione di foreste, dell'agricoltura industriale e altri progetti ecologicamente disastrosi", hanno affermato i militanti di Extinction Rebellion.
Extinction Rebellion non si arresta
Sulla scia delle ultime due settimane dense di avvenimenti e manifestazioni, si è lasciato spazio alla riflessione e all'apprendimento: imparare da altri movimenti e realtà, così come dalle esperienze vissute, è un processo che richiede del tempo.
Martedì 30 aprile, i rappresentanti di Extinction Rebellion hanno incontrato a Londra due esponenti politici di rilievo, John McDonnell (esponente dei Partito Laburista e attuale cancelliere ombra del Tesoro) e Michael Gove (membro del Partito Conservatore e Segretario di Stato per l'ambiente, il cibo e lo sviluppo rurale). Nonostante una conclusione parzialmente soddisfacente del primo incontro e una negativa del secondo, di fatto qualcosa sembra essersi mosso: il Parlamento del Regno Unito, infatti, ha dichiarato l'emergenza ambientale e climatica.
Per questo motivo, il recente rapporto del CCC (Committee on Climate Change, comitato indipendente introdotto nel 2008 allo scopo di coadiuvare il governo sull'obiettivo emissioni e di riportare in Parlamento i progressi effettuati) si riferisce - a detta dei ribelli - ad una vecchia realtà. Stando al documento, infatti, la Gran Bretagna potrà ridurre le proprie emissioni di gas serra fino ad azzerarle entro il 2050. In realtà, molto è cambiato rispetto a due settimane fa, ed ora è tempo di pensare più in grande: Extinction Rebellion ritiene che sia politicamente possibile avvicinarsi in misura maggiore all'obiettivo emissioni zero nel 2025.
Non solo i traguardi posti dal rapporto CCC non sono abbastanza ambiziosi da garantire che non si superino gli 1,5°C di aumento della temperatura, ma il peso delle responsabilità viene trasferito sui Paesi meno sviluppati.
Al contrario, è tramite un esempio virtuoso ed un'equa suddivisione dei compiti che si possono registrare dei concreti passi in avanti. Risulta inoltre necessario superare il modo di procedere del "tutto come al solito, come si è sempre fatto", sia in politica che in economia, oltre che a livello di consumi. Infine - aggiungono gli attivisti - l'emergenza climatica non può essere separata da quella ecologica: l'impegno a ridurre le emissioni deve andare di pari passo con azioni di ripristino e tutela della biodiversità.
"La domanda che tutti noi dobbiamo porci guardandoci allo specchio è: se fosse altamente probabile che in futuro la mia casa bruciasse completamente, con i miei familiari dentro, quanto investirei oggi per far sì che ciò non accada?
" (Sarah Greenfield Clark, portavoce di Extinction Rebellion).
Il pianeta versa in un'evidente situazione drammatica. I militanti del movimento sono accomunati dall'idea che ormai l'unico modo per invertire la rotta sia una ribellione globale e radicale contro l'attuale sistema economico e politico, al quale contrapporre un modello organizzativo e operativo differente, più inclusivo e sostenibile a livello umano e ambientale. Evitando di arrendersi senza prima aver provato a salvare la Terra (e tutti noi) da un destino che appare sempre più infausto.