A Gela, in provincia di Caltanissetta, due vaste aree situate a ridosso della Riserva Naturale Orientata Biviere sono state scoperte essere utilizzate per lo smaltimento illecito di rifiuti di varia natura, inclusi materiali pericolosi e non pericolosi. L'intervento della Capitaneria di porto ha condotto a verifiche approfondite, culminate nel sequestro preventivo di entrambi i terreni. Queste superfici, complessivamente estese per oltre 3.000 metri quadrati, sono risultate riconducibili a due distinte aziende operanti nel settore ortofrutticolo.

La vicinanza all'area protetta del Biviere rende la situazione particolarmente delicata dal punto di vista ambientale, evidenziando una grave violazione delle normative sullo smaltimento dei rifiuti.

Le ordinanze del Comune di Gela

A seguito del sequestro, il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, ha prontamente emesso due ordinanze specifiche, indirizzate ai proprietari delle aree interessate. I provvedimenti impongono la rimozione integrale dei rifiuti accumulati sui terreni sottoposti a sequestro. Per consentire l'esecuzione di tali operazioni di bonifica, le ordinanze prevedono un passaggio procedurale obbligatorio: la richiesta di un temporaneo dissequestro delle aree. Questo iter è indispensabile per permettere l'accesso e l'intervento sui fondi attualmente vincolati dalla misura cautelare.

Le due ordinanze, pur riferendosi a superfici distinte, convergono nell'obiettivo di ripristinare la legalità ambientale in un'area di grande valore naturalistico. L'estensione complessiva dei terreni, che supera i 3.000 metri quadrati, sottolinea la portata dell'intervento richiesto dall'amministrazione comunale.

Il contesto giudiziario nel territorio di Gela

L'episodio del Biviere si inserisce in un più ampio quadro di attenzione giudiziaria sul territorio di Gela, dove è in corso un'altra significativa indagine relativa alla gestione illecita di rifiuti. In data 6 settembre 2026, la Procura di Gela ha annunciato la chiusura delle indagini preliminari che coinvolgono dieci titolari di ditte di trasporto, noti come 'padroncini'.

Questi soggetti sono accusati, a vario titolo, di gravi reati quali incendio, ricettazione, furto e, in particolare, il trasporto di rifiuti pericolosi senza le dovute autorizzazioni. Le attività investigative, condotte dagli agenti di polizia, hanno fatto luce su presunti illeciti che si sarebbero protratti fino all'anno precedente, evidenziando una persistente problematica legata alla gestione illegale dei rifiuti nel comprensorio gelese.