Il Consiglio dei ministri ha approvato, lo scorso venerdì, il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro. Il ministro Elsa Fornero ha presentato un documento di 26 pagine e dieci punti, che ha l'obiettivo ridistribuire in maniera più giusta le tutele contrattuali dei lavoratori.
Il testo contiene i margini di flessibilità progressivamente introdotti negli ultimi vent'anni e rivede la disciplina del licenziamento individuale. Gli altri punti importanti toccati dal documento riguardano il nuovo assetto degli ammortizzatori sociali e le facilitazioni previste per l'instaurazione di rapporti di lavoro più stabili.
Ma andiamo ad analizzare i punti principali di questa importante riforma che interessa milioni di cittadini sia precari che con contratto a tempo indeterminato.
Ammortizzatori sociali e apprendimento permanente
Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, la riforma del ministro Fornero prevede tre importanti punti di intervento: introduzione dell'Assicurazione sociale per l'impiego (Aspi), che va a sostituire l’indennità di mobilità, di disoccupazione non agricola ordinaria, di disoccupazione con requisiti ridotti e quella di disoccupazione speciale edile (nelle sue tre varianti esistenti); tutele a rapporto di lavoro in corso (fondi di solidarietà per alcune categorie di lavoratori bisognosi) e strumenti di gestione degli esuberi strutturali.
Inoltre, il ministro del Lavoro ha messo a punto norme generali sull'apprendimento permanente, con il fine di garantire a ogni persona il diritto all'apprendimento permanente, in un contesto che necessita strategie per la crescita economica e l'accesso al lavoro dei giovani. Staremo a vedere se si tradurrà, in fin dei conti, nella possibilità di assumere persone con salari perenni da apprendistato.
Lavoro a progetto: stop a un uso indiscriminato
La Riforma del Lavoro intende dare un brusco taglio all'uso improprio del contratto a progetto che dilaga in Italia, che spesso è utilizzato assai impropriamente al posto dei contratti di lavoro subordinati. Per questo motivo si prevede l'obbligo per il datore di definire in maniera più dettagliata il "progetto" (non si potrà più, ad esempio, riproporre l'oggetto sociale dell'impresa).
Inoltre, il progetto non potrà, in linea di massima, riguardare mansioni esecutive o ripetitive e qualora il lavoro del collaboratore a progetto risulti analogo a quella svolto di lavoratori dipendenti dell'impresa, si prevede la certificazione del carattere subordinato della collaborazione. La Riforma del Lavoro mette fine anche all'inserimento di clausole individuali nel contratto a progetto, atte a consentire il recesso del committente prima della scadenza del contratto stesso.