Demos&Pi ha presentato i risultati di un’indagine sulla situazione del tifo calcistico in Italia a settembre 2012. Notiamo subito come i tifosi che si definiscono appassionati (punteggio di7/8 su 10), in tre anni, siano diminuiti del 13%, mentre sono cresciuti i tifosi tiepidi (punteggio massimo 6 su 10).
L’indagine ci aiuta ad analizzare anche le probabili cause di questa disaffezione. Quella del calcio, è soprattutto una crisi di credibilità, per l’84% degli intervistati ci sono troppi interessi in ballo, ed il 48.5% di persone non ha fiducia nelle istituzioni calcistiche, è aumentata di 8 punti percentuale la quota di tifosi che iniziano a dubitare della buona fede degli arbitri, tanto che il favore alla moviola in campo tocca punte dell’86%, mentre per il 50% degli intervistati, la passione non è influenzata dagli ultimi scandali (calciopoli, scommessopoli etc.).
La rivoluzione riguarda anche l’orientamento del tifo, con la Juventus che perde sia consensi (con aumenti di favore per Napoli e Roma) che il primato di squadra “più amata” in tutte le aree del Paese, vedendosi superata dalla Roma nelle regioni del centro e dal Napoli nel sud. La stessa Juventus, si consola con il premio di squadra più odiata dagli italiani, vincendo per distacco su Inter e Milan.
Sarà stato poi il fair play finanziario, o la crisi finanziaria del nostro paese, sta di fatto che le politiche di spesa dei club ha avuto una svolta verso l’austerity, così il nostro campionato è diventato “molto meno interessante di altri” per 6 tifosi su 10. Hanno fatto grande scalpore, infatti, le partenze (tutte in direzione PSG) di quattro calciatori molto rappresentativi, Ibrahimovic, Thiago Silva, Lavezzi e la giovane promessa Verratti.
Dati pubblicati dai quotidiani sportivi, confermano che le partenze per Parigi di Ibrahimovic e Thiago Silva abbiano dato ossigeno alle casse del Milan, come quelle di Maicon e Julio Cesar all’Inter, con un risparmio sul monte ingaggi pari rispettivamente a 60 e 40 milioni di euro.
Le cause degli addii di Lavezzi e di Verratti sono da ricercarsi, invece non in una necessità finanziaria dei club di appartenenza (Napoli e Pescara), bensì nell’incapacità del mercato italiano a coprire spese di acquisto e di ingaggio dei due calciatori.
È un continuo parlare dello stipendio di Ibrahimovic al PSG, si guardano con poco piacere le cifre in gioco, si è infastidito anche Ronaldo che abita a Madrid. Un ministro francese ha tuonato: “Sono cifre indecenti in un momento in cui tutto il mondo dovrebbe fare uno sforzo a causa delle conseguenze di una terribile crisi finanziaria”, seguito a coda dai politici di ogni schieramento.
Effettivamente 14 milioni di euro, netti all’anno, sono tanti, e forse un ingaggio così da fastidio: lo svedese guadagnerà circa 90 volte più del presidente François Hollande e, quasi mille volte, più di un lavoratore al minimo salariale (17.108 €/anno).
A dare una nuova chiave di lettura, è stata, la portavoce del governo Najat Vallaud-Belkacem che ha precisato come, grazie alla nuove aliquote di tassazione al 75%, lo stato francese incasserà 42 milioni di euro all'anno di tasse sullo stipendio di Ibra (in pratica lo sceicco del Al Thani pagherà un totale di 56 milioni!), che si sommano ai quasi 40 dovuti dal club per il reddito dell’altro ex milanista.
Probabilmente a ben guardare, pensando a quante cose si possono fare per i cittadini grazie alle sole tasse del PSG, il fastidio, almeno per i francesi, dovrebbe passare.