In questi mesi tiene più che mai banco il dibattito sulla divergenza dei ruoli di due tra le più importanti banche centrali del mondo, vale a dire la Federal Reserve americana e la BCE. La prima applica misure di politica monetaria espansiva avvalendosi anche di strumenti non convenzionali e fornendo un sostegno decisivo all’economia. La seconda è molto restia a questo tipo di operazioni. Deve rimanere fedele al suo mandato, che prevede il mantenimento dell’inflazione al 2%.
Ma perché la Fed stampa moneta in continuazione, senza porsi il problema del rischio inflazione?
L’attuale sistema globale è frutto dell’architettura finanziaria costruita nella conferenza di Bretton Woods nel 1944. In quella sede furono rispettati gli equilibri venuti fuori all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, con la netta supremazia degli USA, veri e propri vincitori dei due conflitti mondiali. Così fu stabilito che il Dollaro doveva essere l’unica valuta convertibile con l’oro (pagabile a 35 dollari l’oncia), nonché valuta di riserva internazionale ed unica moneta usata nel commercio internazionale. Nel 1971 Nixon, in seguito alla grave crisi inflazionistica e a quella della bilancia commerciale causate dalla dispendiosa guerra del Vietnam, decise di abbandonare la convertibilità con l’oro del dollaro, abbandonando il Gold standard, ma il dollaro rimase la valuta prevalentemente accettata negli scambi commerciali internazionali e la principale valuta di riserva mondiale (Giovanni Arrighi, "Adam Smith a Pechino", Feltrinelli, 2010).
Questo status del dollaro concede agli Stati Uniti un privilegio di non poco conto: quello di esportare inflazione. Infatti gran parte della moneta che la FED emette viene esportata con i beni venduti all’estero, i capitali esportati, le banche e le aziende estere finanziate dalle banche USA; quella stessa moneta poi rimane nel circuito internazionale per i pagamenti nel commercio globale.
Inoltre le banche di tutto il mondo si preoccupano di munirsi di quante più valute in dollaro possibili, per poter in qualsiasi momento finanziare le aziende del proprio paese in biglietti verdi, fondamentali per le imprese che operano nel mercato mondiale. Infine le Banche si preoccupano di riempire i loro forzieri di quella che, essendo stata l’ultima moneta convertibile con l’oro, è considerata valuta di riserva mondiale.
Le banche centrali degli altri paesi invece non possono permettersi questo sfarzo dal momento che un’eccessiva emissione di moneta produrrebbe un’ inflazione che non potrebbe trovare sfogo altrove. In pratica gli USA sono l’unico paese al mondo che possono emettere tutta la moneta che vogliono, e quindi in poche parole riescono a controllare la liquidità mondiale. Basta andare a vedere come con la rivoluzione monetarista, Il Plaza Acord ed il Reverse Plaze Acord gli Usa abbiano avuto un peso determinante nella finanza e nell’economia globale (Giovanni Arrighi, "Adam Smith a Pechino", Feltrinelli, 2010).
Tutto ciò però non può bastare come alibi a chi, nel board della BCE, lavora per impedire a Draghi maggiori iniezioni di liquidità che permettano acquisti di titoli pubblici dei paesi in difficoltà col rifinanziamento dei loro debiti pubblici. L’Eurotower non godrà del privilegio esclusivo in forza alla Fed, ma di certo il rischio inflazione in questo momento è assolutamente lontano.