Martedì 9 Ottobre a Bruxelles si riunirà l’Ecofin. Con tutta probabilità una dei temi sul tavolo sarà la creazione di un Bilancio extra per i paesi dell’area euro. Ciò dovrebbe comportare un aumento dei versamenti degli stati dell’Eurogruppo all’UE. Ipotesi che non dovrebbe certo far sorgere entusiasmi nella maggioranza degli italiani.

I fondi strutturali infatti, tramite i quali vengono ridistribuiti le partecipazioni al Bilancio ai singoli Stati,  non costituiscono certo un esempio di buona ed oculata gestione per il bel paese, che contribuisce al budget UE per circa 13 mld di euro l’anno.

L’Italia deve infatti versare alla UE  una quota percentuale del gettito Iva, più una percentuale del PIL (0,70%), più i diritti doganali provenienti dalle esportazioni verso i paesi extra-UE. Nel trimestre Gennaio-Giugno 2012 Roma ha versato circa 3 mld e 216 mln di euro. Nello stesso trimestre l’Italia ha ricevuto accrediti dall’UE per cira 1 mld e 576 mln (Situazione trimestrale dei flussi finanziari Italia-UE, bollettini statistici del MEF).

Il saldo è dunque negativo per 1 mld e 640 mld, che rapportati ad un anno fanno 6 mld e 560 mln. Ciò è dovuto al fatto che i fondi vengono ridistribuiti in rapporto al PIL nominale di ogni paese.

Ma la cosa più grave non è tanto il saldo negativo, quanto il fatto  che quei circa 6-7 mld che l’Italia riceve ogni anno vengono spesi malissimo.

Spesso vengono addirittura restituiti perché non si riesce a programmarne la spesa.

Prendiamo il caso della Sicilia, uno dei principali beneficiari dei fondi strutturali grazie soprattutto al FESR (Fondo di Sviluppo regionale, destinato alle regioni più povere), al FSE (Fondo si sviluppo europeo) e al Fondo per L’agricoltura e la Pesca. Dal 2000 ha ricevuto circa 20 mld di euro. Dal 2008, dei 7 mld previsti dalla programmazione 2007-13, ad un solo anno dalla scadenza del settennio ha speso solo il 14%. E di questi 300 mln sono stati congelati dalla UE in mancanza di “controlli adeguati” su progetti e procedure (La Repubblica, Palermo, 4 Ottobre 2012).

Ma questo schema si ripete praticamente identico in tutte le Regioni.

La vera perdita è quindi di tutti i 13 mld, se consideriamo lo spreco che viene fatto dei fondi che riceviamo. I fondi vengono destinati a inefficaci e discutibili progetti che avrebbero  come fine lo sviluppo delle aree più deboli e la coesione sociale (FESR), le politiche occupazionali e di coesione sociale (FSE) e tanti altri nobili obiettivi, che raramente vengono raggiunti. I fondi strutturali, che rappresentano il sangue che circola nelle vene delle politiche europee, si riducono a semplici elargizioni di denaro che conferiscono poteri ed autorità agli organi elargitori. Pazienza poi se le istituzioni europee si preoccupano poco o non si preoccupano affatto di verificare il raggiungimento degli obiettivi dei vari progetti.

Meglio poi stendere un velo pietoso sui perversi meccanismi di clientela e di nepotismo che vanno ad innescarsi nei vari enti locali che devono gestire tali fondi.

Sarebbe possibile fare una finanziaria l’anno con quei soldi, dedicandoli in parte allo sviluppo ed in parte all’abbattimento del nostro debito pubblico, risolvendo così una bella fetta dei nostri problemi. 

Ecco perché risulta evidente, alla luce di queste riflessioni, che un eventuale aumento di versamenti  dell’Italia all’UE per favorire la creazione di un extra-budget per la zona Euro costituirebbe una pessime notizia per i contribuenti italiani.