Fornire dati su come il paziente con diabete viene seguito nei ricoveri e favorire il confronto tra strutture ospedaliere e l'elaborazione di nuove metodiche di lavoro. È questa l'importanza del National Diabetes Inpatient Audit (Nadia) 2011, condotta dal National Health System (Nhs), il servizio sanitario inglese, in 230 ospedali di Inghilterra e Galles, con il coinvolgimento di quasi 12 mila pazienti affetti da patologie riguardanti il diabete.
A parlarne è Carlo Bruno Giorda, presidente dell'Associazione Medici Diabetologi (Amd), che auspica un'indagine analoga anche in Italia.
L'intervista che segue è stata diffusa dalla stessa Amd attraverso un comunicato stampa.
D. Presidente, quali sono i risultati emersi?
R. “Innanzitutto, va detto che l'audit è stato finanziato e condotto dal Nhs e questo è molto importante. A essere emersa è una fotografia dei ricoveri dei pazienti con diabete, che complessivamente occupano un letto su 5-6. È interessante notare come la maggior parte (66%) sia stata ricoverata per ragioni diverse dal diabete, mentre solo in un caso su dieci la causa è correlata alla patologia (di questi quasi la metà per piede acuto). In generale, i pazienti con diabete presentano una durata media della degenza di 8 giorni contro i 5 di chi accede all'ospedale per cause diverse e mostrano una maggiore probabilità di essere ricoverati in emergenza rispetto a chi non soffre di questa patologia (84,5% contro 80,8%).
Ma fondamentali sono anche i dati che riguardano la gestione dell'assistenza: il 50% degli ospedali inglesi non ha un team specialistico e la valutazione diabetologia pre-ricovero avviene nel 30% dei casi. In Italia, devo dire, la situazione è leggermente migliore, ma su molti aspetti mancano i dati”.
D. Può essere più specifico?
R. “Dai censimenti che sono stati effettuati è emerso che il 70% dei servizi di diabetologia è intra ospedaliero. Detto questo, anche nel nostro Paese l'attività è spostata a favore del paziente esterno, mentre risulta ancora poco valorizzata quella sul ricoverato. Il problema non è banale: pensiamo per esempio un intervento per frattura del femore. Senza una consulenza diabetologica c'è il rischio che il paziente non venga trattato con l'insulina, con una maggiore probabilità di sviluppare infezioni.
Avere dati dalle direzioni sanitarie su questi errori terapeutici e prescrittivi potrebbe portare a meglio valorizzare i team diabetologici che già ci sono”.
D. Il ministero della Salute sarebbe disponibile considerando che viviamo un momento di tagli e sacrifici?
R. “Non sono dati difficili o costosi da reperire e il progetto potrebbe essere inserito in una delle attività del Piano nazionale sul diabete. D'altra parte, i vantaggi sono molti: a parità di diagnosi, un paziente con diabete presenta una degenza più lunga del 20-30% rispetto a chi non soffre di questa patologia, con costi 3,1 volte superiori. Vorrei sollevare anche un'altra riflessione: per entrambi i servizi sanitari, inglese e italiano, il costo dei ricoveri rappresenta la quota prevalente di spesa capitaria per l'assistenza al diabete, ma nel Regno Unito, che conta una rete di centri di diabetologia meno sviluppata, è più gravosa (Italia 49% vs UK 67%). Pensiamo allora a quali vantaggi avremmo a migliorare l'organizzazione di una rete che già esiste”.