In questi anni di grosse difficoltà economiche non è facile trovare un’equilibrio fra ciò che ci opprime e quello che ci dà euforia. Agosto 2012, io insieme a due miei amici, decidiamo di passare due giorni immersi nella natura. Abitiamo tutti a Udine, una città che si trova nel mezzo del Friuli.
Questo piccolo compendio della terra ci offre una straordinaria varietà d’ambienti; mare con spiagge dorate (vedi Lignano Sabbiadoro), scogli a picco su mare cristallino (loc. Sistiana), piccoli laghetti alpini (lago D’Avostanis), fiumi ancora al naturale, montagne immerse in parchi come quello delle “Prealpi Giulie” dove si trova una varietà quasi unica di flora e fauna a livello nazionale.
Così con lo zaino in spalla riempito di generi di prima necessità atti a permetterci di affrontare l’avventura, raggiungiamo la località di partenza in macchina. Lasciatoci alle spalle l’ultimo paese della “selvaggia” val Resia, Coritis (Ud), ci incamminiamo lungo il sentiero costeggiato da un bosco di Faggio attorniato da una fioritura che neanche le migliori serre vi trovano paragone. Dopo una camminata di circa cinque ore, raggiungiamo “l’hotel”; si tratta di un bivacco in lamiera a forma di botte (non gestito) posto a 1690 metri di quota e che riesce ad ospitare fino a nove persone.
Ci appressiamo a preparare la cena mentre di fronte a noi il sole comincia a fare capolino, andando gradualmente a scomparire dietro le figure frastagliate delle cime in lontananza, creando tutta una serie di tonalità in armonia con l’ambiente.
All’alba si presentano altre tinte che rendono indescrivibili le sensazioni di pace che ci riescono a dare simili spettacoli della natura. La giornata è limpida, neanche una nuvola sopra di noi, così di buon’ora riprendiamo il cammino, ci aspetta la parte più “tecnica” di tutta l’escursione.
Passo dopo passo, con un lento e faticoso cadenzare, ci avviciniamo alla sella da dove si diparte tutta la lunga cresta che ci permetterà, con parecchi sali-scendi, di toccare almeno quattro cime fra le quali spicca imponente la cima del monte Canin (2587 Mt). Durante il nostro lento procedere, la fitta vegetazione, lascia sempre più spazio alla roccia di tipo calcareo, tipica di queste zone, roccia che però lascia ancora piccoli spazi per soffici zolle verdi piene di fiori di stagione, che rendono il tutto ancora più “magico”.
Ad un certo punto ci accorgiamo che proprio sotto di noi stanno correndo due caprioli ad una velocità tale che sembrano “volare”, così restiamo basiti quando pensiamo a quanta fatica facciamo invece noi “bipedi” a procedere in un ambiente così inusuale. Si è fatto tardi e stiamo per terminare il percorso che ci riporterà alla civiltà, ma le cose che porteremo nel cuore e nei ricordi sono indescrivibili; il colore intenso del cielo in perfetta armonia con il resto, la varietà di flora e fauna che si può ammirare qui nel parco delle Prealpi Giulie è unica nel suo genere, ma, quello che conta di più in questi tempi difficili è la ricarica “relativamente” economica ma altamente ripagante per la nostra mente e per lo spirito, che solo avventure come questa ci possono trasmettere.