Di recente il Ministero dello Sviluppo Economico ha approvato le nuove linee guida per risparmiare energia. Anche il Giappone ha presentato un rinnovato piano energetico nazionale; come da anticipazioni, il governo ha ufficialmente ratificato la scelta di abbandonare l’energia nucleare entro un trentennio.

Una decisione dura e sofferta quella effettuata ai piani alti di Tokyo (disagi e costi sono ancora incalcolabili ma si preannunciano altissimi), resasi tuttavia obbligata dopo il disastro della centrale di Fukushima, innescato dallo tsunami che sferzò il Giappone l’11 marzo del 2011.

Stop alla pianificazione ed edificazione di centrali nucleari, stop dell'attività dei reattori esistenti dopo 40 anni, riavvio degli impianti possibile solo a fronte di accuratissimi test di sicurezza: questi i punti cardine del documento approvato oggi dal governo di Yoshohiko Noda.

L'incidente del 2011 ha fatto rivedere a diversi Stati, tra cui il nostro, i propri programmi sull'atomo. La IEA (International Energy Agency) già nel 2001 aveva stimato un declino per il decennio - nel 2000 solo il 3% della nuova potenza installata era venuta dall'atomo - ma in realtà la stima si è rivelata inesatta e il declino nell’impiego del nucleare è apparso molto più netto.

Stando ai dati forniti oggi dalla IEA infatti tra 3 anni, nel 2015, 91 reattori su un totale di circa 440 avranno superato l'età critica di 40 anni e non verranno di certo rimpiazzati; il ricorso al nucleare dovrebbe infine esaurirsi tra il 2050 e il 2060.

Il disastro di Fukushima ha dunque lasciato il segno e diverse nazioni del mondo non sono più disposte ad correre certi rischi; le strategie adottate da Germania, Svizzera e Francia, che insieme col Giappone stanno battendo la strada della denuclearizzazione, sono lì a dimostrarlo.

Rimpiazzare il nucleare non sarà semplice: grande impulso verrà dato alle politiche di sostegno alle rinnovabili e all'efficienza energetica, ma soprattutto in una prima fase saranno gas, carbone ed ingenti importazioni di elettricità dall'estero a consentire l’accantonamento giapponese del nucleare; imperativo categorico sarà invertire la tendenza che vede attualmente un terzo del fabbisogno energetico circa del paese soddisfatto dall’atomo.