Dopo un primo tentativomesso in atto nel 2011, alcuni giorni fa le attiviste di Femensono riuscite nell'intento di penetrare in Vaticano, durantel'Angelus di Papa Benedetto XVI. E l'hanno fatto nel loro tipicostile: un blitz di poche unità, rigorosamente in topless,questa volta in difesa dei diritti delle persone omosessuali.

Provocatorie, scatenate emolto toniche – perché se bisogna scappare veloci come il ventoallora bisogna essere ben allenate – le attiviste di Femen fannoparlare di sé da alcuni anni per la particolarità delle loroproteste.

Risale al 2009 la decisione di manifestare a senonudo proprio per fare scalpore, poiché, per loro stessaammissione, spesso le proteste fatte solo coi cartelloni finiscono infretta nel dimenticatoio. Il cartellone, allora, diventa il corpostesso (nell'ultimo blitz le schiene delle ragazze riportavano lascritta "in Gay we trust") e la nudità, dal canto suo, mostral'assenza di armi se non la propria volontà.

Il gruppo Femen vienefondato nel 2008 a Kiev,in Ucraina, dall'allora ventiquattrenne Anna Hutsol e altreragazze motivate a risvegliare le coscienze sulla situazione delledonne nel proprio paese. Il fenomeno del turismo sessuale, l'aumentodella prostituzione e le discriminazioni sessiste sono, infatti, imaggiori temi sui quali si sono concentrate le proteste delle ragazzemesse in atto in questi anni nella loro patria.

Non sono stati esentineanche gli Europei di Calcio 2012, svoltisi in partein Ucraina, oggetto di diversi blitz di protesta poiché additatidalle attiviste come un ulteriore incentivo proprio al turismosessuale.

Le loro proteste hannoavuto libero sfogo anche al di fuori dell'Ucraina, in città comeMosca, Zurigo, Vienna, Istanbul, Londra, Varsavia e anche Milano,dove quasi un anno fa si sono espresse contro il mondo della moda,per come talvolta va a compromettere il fisico e la salute dellemodelle.

Inoltre, Parigi ha da poco aperto un proprio CentroFemen, dove nuove "reclute" possono essere addestrate, siadal punto di vista fisico, sia dal punto di vista morale.

Femen e le sue attiviste,dunque, hanno ormai travalicato i confini dell'Ucraina e, oltre allavocazione iniziale per i temi riguardanti la donna, hanno allargatol'ambito delle loro proteste, come dimostra l'ultima incursione inPiazza S.Pietro.

Il tema del riconoscimento dei diritti allecoppie omosessuali è, tra l'altro, materia calda negli ultimigiorni, dal momento che in Francia Hollande ha aperto la strada aimatrimoni gay, mentre in Italia la questione di unriconoscimento delle unioni civili omosessuali (già presente inmolti stati della UE e non solo) sta facendo capolino nell'ambitodella campagna elettorale.

C'è chi potrebbe pensarea Femen come ad un gruppo di esaltate con manie di protagonismo. Lastessa cosa è stata pensata, a suo tempo, delle suffragette.Anch'esse effettuavano veri e propri blitz, talvolta di naturavandalica, affiancando le loro manifestazioni a comportamentiestremi, inclusi scioperi della fame quando incarcerate.

Nel 1913,Emily Davison, celebre suffragetta inglese, dava addirittura la vitaper la causa del voto alle donne, buttandosi sotto il cavallo di ReGiorgio V durante il Derby di Epsom. Un secolo dopo in buona partedel mondo democratico le donne possono votare. Un traguardo un tempoimpensabile è stato raggiunto, ma rimane sempre qualcosa per cuilottare e le Femen, come le suffragette cent'anni fa,dimostrano che c'è ancora chi lo fa con grande coraggio.