La regola dell'età media sta sconvolgendo il mondo del calcio minore. La Lega Pro, ex Serie C, si sta mobilitando in blocco per fermare l'introduzione di questa nuova norma che sta facendo aumentare il numero dei disoccupati nel mondo del calcio. Ma di che cosa tratta questa norma tanto chiacchierata? 

La regola dell'età media è fortemente vincolata ai contributi federali dati alle squadre. In poche parole le squadre di Lega Pro avranno accesso ai 100mila euro di contributi annui se i giovani in rosa raggiungeranno un certo minutaggio e se l'età media della squadra sarà di 24 anni per la Seconda Divisione e 25 anni per la Prima Divisione.

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In questo modo molti club di Serie A e Serie B parcheggiano in terza serie i propri giovani facendo felici gli stessi giovani calciatori e i club che possono incassare gli introiti.

Ad uscirne danneggiati, però, ci sono tutti quei calciatori dai 27 anni in su, reputati da diversi club troppo "vecchi" per poter essere tesserati.

E' vero che la regola dell'età media riguarda soltanto una parte dei contributi, ma è altrettanto vero che il numero di calciatori restati senza contratto è aumentato in maniera esponenziale. Con lo stato di crisi attuale molte squadre decidono di puntare sui giovani per ottenere i 100mila euro previsti dalla FIGC ma, allo stesso tempo, rinunciano ai giocatori più esperti che possono decidere di andare all'estero o sperare di essere chiamati in Serie B, anche se questa ipotesi non vale chiaramente per tutti. I giocatori di terza serie si sono già mobilitati con interventi in televisione (a Sportitalia) e con una pagina Facebook dal nome "Post Macalli".

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