Non è poi così certo che Allegri si sieda sulla panchina dell'Italia al termine di questa stagione, con lo "scambio" ipotizzato da tutta la carta stampata nazionale nelle ultime ore tra l'attuale ct Prandelli ed il tecnico livornese, che porterebbe così l'ex allenatore di Fiorentina e Parma sulla panchina del Milan.

A scommettere che Allegri non diventerà il prossimo commissario tecnico italiano è Bruno Longhi, storico giornalista Mediaset e "impegnato" attivamente nel progetto Sportmediaset, dividendosi tra telecronache per gli abbonati Premium e approfondimenti pungenti all'interno del telegiornale sportivo di Sportmediaset. 

La convinzione di Longhi è quella che il budget a disposizione della Federazione italiana non sia per così dire adatto a corteggiare in maniera seria l'allenatore del Milan, a meno Allegri non decida di rinunciare a oltre il cinquanta percento dell'ingaggio che attualmente percepisce dal club di via Turati pur di avere l'opportunità di guidare il gruppo azzurro dopo i Mondiali 2014, in vista delle qualificazioni agli Europei 2016 e della stessa rassegna continentale in programma fra meno di tre anni.

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Se Longhi avesse dunque ragione, cadrebbero di colpo anche le candidature di altri illustri colleghi del Conte Max, come lo stesso allenatore della Juventus e Roberto Mancini, licenziato al termine della scorsa stagione dagli sceicchi del Manchester City e ancora alla ricerca di una panchina.

Sono poi da registrare anche le dichiarazioni rilasciate da Adriano Galliani nella giornata di ieri a Radio Deejay. Durante l'intervista radiofonica infatti l'ad rossonero ha ricordato a tutti i tesserati del Milan la filosofia che la società ha deciso di sposare in questi ultimi anni circa la pratica dei rinnovi contrattuali.

Come nelle passate stagioni quindi, anche quest'anno si dovrà aspettare a maggio, a campionato concluso, per conoscere il destino di giocatori e tecnico. E non ci dovremmo poi sorprendere se Allegri conquistasse l'ennesima fiducia della società, magari presentandosi il 23 maggio in sede con lo scudetto cucito sul petto.