Tu ci chiudi la curva? E noi non entreremo più allo stadio per tutta la stagione. Questa è la provocazione lanciata stamattina dalla Curva Sud del Milan in risposta al provvedimento preso dal giudice sportivo che ha deciso la chiusura del Meazza per un turno per i cori durante Juventus-Milan di alcune centinaia di sostenitori rossoneri. Il giudice sportivo definisce tale coro "insultante" e "di discriminazione territoriale nei confronti dei sostenitori di altra società".

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Insomma, il messaggio è che gli insulti e gli sfottò contro la provenienza geografica degli avversari non sono ammessi nello stadio.

Il provvedimento è piuttosto pesante perchè costringe il Milan a giocare a porte chiuse la prossima partita in un momento della stagione molto delicato per i rossoneri.

Inoltre, a differenza di altri casi, non si tratta degli insulsi cori razzisti contro giocatori di altre etnie o contro giocatori di colore ma piuttosto di cori contro le origini geografiche di altri tifosi, insomma, dei canti che sono presenti in ogni stadio, ogni domenica e in ogni categoria.

Il provvedimento del giudice sportivo rappresenta quindi un ulteriore passo avanti nella tolleranza zero nei confronti degli ultrà che questa volta rispondono e puntano ad allearsi tra loro lasciando da parte ogni credo calcistico, ogni distanza geografica e anche le ispirazioni politiche. Così a Napoli, domenica gli stessi ultrà partenopei hanno esposto uno striscione con la scritta "Napoli Colera". Autoironia, sfida alle istituzioni sportive o un messaggio di alleanza celata fra tifosi?

Probabilmente vale l'ultima ipotesi soprattutto a guardare il messaggio di oggi della Curva Sud rossonera che, in aperta contestazione con le decisioni del giudice sportivo, definisce l'Italia il "Paese dove la goliardia e lo sfottò sono motivo di sanzioni che limitano la libertà".

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Nel loro messaggio gli ultras rossoneri precisano che per loro il razzismo rappresenta un fenomeno inaccettabile e che ciò che contestano è "l'impossibilità di essere goliardici". Pertanto lanciano l'idea di rispondere a questi provvedimenti di chiusura degli stadi con la stessa arma e cioè disertando gli stadi nelle partite successive in maniera da far perdere l'appeal del calcio italiano all'estero anche per l'assenza del tifo.

La battaglia fra ultras e istituzioni del calcio è solo agli inizi. Riusciranno gli ultras delle varie squadre italiane a coalizzarsi e a mostrare la loro compattezza nel manifestare la loro contrarietà a tali decisioni?