La Fédération Internationale de Football Association (Fifa) ha da poco annunciato che ai prossimi Mondiali del Brasile sarà autorizzato l'uso del velo o del turbante. La decisione è stata contestata dai dirigenti di molte nazionalità. Ma un altro cambiamento del regolamento calcistico non ha suscitato alcuna reazione: il totale divieto di mostrare messaggi politici, religiosi o di carattere personale sulla parte visibile della maglietta o della canottiera dei calciatori.

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Fino ad allora vietato, secondo il regolamento, ma nei fatti mai sanzionato, la Fifa ha riaffermato questo principio sanzionando i giocatori. In pratica, il giocatore che si alzerà la maglietta per mostrare al pubblico un messaggio o un'immagine di qualsiasi natura potrà essere punito dall'arbitro o dall'organizzatore della competizione, o dalla Fifa nel caso di match internazionali. "Questa decisione si applicherà durante il Mondiale, poiché entrerà in vigore il 1° giugno" ha precisato il francese Jérôme Valcke, segretario generale della Fifa.

Mascotte dei Mondiali di Calcio 2014 in Brasile
Mascotte dei Mondiali di Calcio 2014 in Brasile

La moda della t-shirt con i messaggi ha fatto la sua comparsa negli anni Novanta, inizialmente in Premier League. All'epoca, l'arrivo di Sky ha consentito la trasmissione televisiva di tutti gli incontri, spingendo i giocatori a programmare le loro esultanze. Possiamo distinguere tre tipi di messaggi sulle magliette: politici e/o religiosi e l'ammiccamento personale. Il messaggio politico è assai raro sui campi di calcio. Quello che ha fatto più scalpore resta senza dubbio quello esposto dal maliano Frédéric Kanouté quando giocava nel Siviglia.

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Nel 2009 l'attaccante aveva mostrato una t-shirt in sostegno alla Palestina ed era stato punito con una multa di 3.000 euro.

Nel dicembre dell'anno scorso, l'ivoriano Didier Drogba ha rischiato una sanzione per aver mostrato un omaggio a Nelson Mandela ("Thank you Madiba") durante una partita del campionato turco. Numerosi giocatori hanno manifestato la propria fede. Nella finale di Champions League del 2007, il brasiliano Kaka ha mostrato al mondo intero il suo "I belong to Jesus" (Appartengo a Gesù).

E durante i Mondiali del 2002 il senegalese El-Hadji Diouf ha fatto vedere il viso del teologo musulmano Ahmadou Bamba.

I messaggi personali prendono spesso la forma di una dichiarazione d'amore indirizzata alla famiglia: compagne (Francesco Totti o Mario Balotelli), figli (Romario) o amici. Specialista del genere, Toifilou Maoulida del Bastia è diventato celebre per le sue strisce estratte dai calzini dopo ogni suo gol per festeggiare i compleanni dei parenti o l'arrivo dell'anno nuovo.

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Infine, alcuni scelgono di sostenere grandi cause... a loro rischio e pericolo. Il 15 febbraio, durante una gara del campionato spagnolo di seconda divisione, Jonathan Mejia si è visto infliggere un'ammenda di 2.000 euro per aver dimostrato il suo sostegno alla lotta contro il cancro.

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