Sta per soffiare un forte vento di cambiamento nel Calciomercato italiano. La Figc, infatti, è stata chiamata a pronunciarsi sullo status da comunitari da concedere ai calciatori africani, nel rispetto della convenzione di Cotonou. Questa è un accordo fra alcuni Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico con l'Unione Europea per combattere la povertà e favorire un sempre maggiore processo di integrazione. Nel rispetto di questa convenzione, la Federazione italiana dovrebbe riconoscere i calciatori provenienti dai Paesi sottoscrittori come comunitari, quindi tesserabili senza limiti. Bisogna sottolineare che la federazione della pallacanestro ha già acconsentito a questo cambiamento, mentre la Figc ci sta ancora riflettendo. Tuttavia, se i vertici del nostro calcio dovessero decidere di non seguire il resto d'Europa, la concessione della qualifica di comunitari ai giocatori africani potrebbe essere imposta dall'alto, come avvenne per la sentenza Bosman del 1991. In quell'occasione fu ritenuto lecito, da parte dei giocatori in scadenza di contratto coi propri club, di trasferirsi liberamente e a titolo gratuito in un'altra squadra. Questa è stata una svolta epocale per il calcio che da allora ha definitivamente abbattuto le barriere fra i diversi Stati, consentendo il tesseramento di numerosi giocatori stranieri.

Adesso, con l'introduzione dell'accordo di Cotonou, i club potrebbero acquistare senza limiti i calciatori provenienti dalle federazioni che hanno firmato la convenzione. Dunque, cadrebbe il limite di extracomunitari per quanto concerne i calciatori africani. Se da un lato è auspicabile che non ci siano più distinzioni di sorta, in base alle origini dei giocatori, dall'altro però questa ulteriore apertura verso l'esterno potrebbe rappresentare un ulteriore colpo al settore giovanile italiano già in grande difficoltà. Si spera che la Figc abbia la prontezza di correre ai ripari, come ad esempio è stato fatto in Olanda, dove è stato fissato un tetto minimo salariale ai club per l'acquisizione di calciatori ormai non più extracomunitari, per evitare un'ondata di giocatori sottopagati che andrebbero ad intasare gli spazi destinati ai giovani del proprio Paese. 

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