E chi mai si sarebbe aspettato che quell'asciutto ragazzino, un giovanissimo centrocampista dall'aspetto timido che fino a pochi minuti prima scaldava la panchina in una fresca sera di marzo a Madrid, potesse scombussolare fino a tal punto gli equilibri della partita? In molti hanno pensato che l'ingresso al 30' minuto del primo tempo di Leroy Sané, centrocampista classe 1996 dello Schalke 04, altro non fosse che una mossa forzata, l'unica alternativa in mano a Di Matteo per sostituire l'infortunato Choupo-Moting: era infatti l'esordio assoluto in Champion's League per il giovanissimo tedesco con origini senegalesi, per di più contro i temibilissimi avversari del Real Madrid, che in quel momento ancora stavano impattando la partita sul punteggio di 1-1 (l'andata, ricordiamo, è finita 2-0 per gli spagnoli).
Fermiamoci un attimo, e vediamo chi "era" Sané prima di questo match. Un ottimo giocatore, è chiaro, già sotto gli occhi di numerosi osservatori: 1.84 m di altezza per 73 kg, un fisico asciutto e slanciato, passo agile e veloce, e un mancino fulminante. Prima di riapprodare a Gelsenkirchen, dove già aveva trascorso tre anni nel settore giovanile, Sané ha passato altrettanti anni nelle giovanili del Bayer Leverkusen, ma ha deciso di far ritorno a casa. Prima nell'Under 19 dello Schalke, poi, premiato per le sue ottime prestazioni, esordisce in Bundesliga contro il Borussia Monchengladbach, e gioca i suoi primi 18 minuti nella massima serie. In realtà, nella prima divisione tedesca, fino a oggi Sané ha giocato pochissimo (7 presenze, tutte da subentrato, per un totale di 94 minuti giocati), e ha segnato una sola rete, nella sconfitta del suo Schalke contro il Colonia.
E ieri, invece, entra a gara in corso, quando lo Schalke 04 ancora timidamente, sommessamente, sperava di compiere il golpe e conquistare Madrid. Il ragazzino si muove tra le linee spagnole come la proverbiale "spina nel fianco", disseminando il panico con inserimenti veloci e con un gioco senza palla che più volte ha fatto perdere ai difensori del Real Madrid l'ordine delle marcature. Finché, al 57', Sané riceve il pallone sul lato lungo dell'area di rigore, se lo porta sul sinistro, alza lo sguardo verso Casillas e, senza troppo ragionarci, fulmina il portiere madrileno con una potente parabola sul secondo palo. Un gol splendido, il suo, che significa 3-3 e nuove speranze per lo Schalke. Anche il 4-3 dei tedeschi, segnato da Huntelaar all'84', nasce da una buona giocata di Sané, il quale in pressione solitaria sulla difesa blanca costringe Modric a un tocco sciagurato, che si trasforma in un chirurgico filtrante per il "Cacciatore" che non sbaglia.
Addirittura, l'estro e la voglia di Sané debordano, e solo tre minuti dopo, all'87', è solo un gran riflesso di Casillas a deviare di quanto basta la traiettoria del suo tracciante, che sfila così in calcio d'angolo. Certo, se anche quel tiro fosse entrato, oggi si parlerebbe solo e soltanto di Sané, sprecando paragoni sul suo futuro da fenomeno. Così non è stato, ma ciò non toglie che la prima prestazione europea di Leroy Sané, per di più in una gara di ritorno delicata e pericolosa quale quella col Real Madrid, ha portato nel mirino degli osservatori anche il suo nome: se si tratta di una fugace cometa o di un nuovo astro nascente del calcio mondiale, saranno solo gli anni a dircelo. Intanto, lo Schalke 04 si coccola il suo nuovo gioiello, in vista di una redditizia sessione estiva di calciomercato...