A pochi giorni dall’avvio stagionale e nelle frenetiche giornate del calciomercato, in casa Genoa è possibile individuare un ulteriore elemento di dibattito. Ci occupiamo di un tema che tra qualche giorno, o al massimo qualche settimana, tornerà d’attualità: il futuro del Genoa, a partire dal 25% delle quote che Preziosi, nel 2006, donò alla nascente Fondazione Genoa.

Antefatto

Per capire la situazione è necessario un passo indietro. La Fondazione è nata per garantire sicurezza e continuità alla società calcistica più antica d’Italia e, come rivelato da Diego Pistacchi sul Giornale della Liguria il 23 aprile, è in corso fra i sottoscrittori una diatriba.

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Una lista rappresentata da Giuseppe Ravazzolo si oppone alla (prevista?) cessione delle quote del Genoa in possesso della Fondazione, quel 25% donato dal presidente Enrico Preziosi che, ora, dovrebbe ricomprare. La lista chiede che tale quota sia donata a Preziosi e che la Fondazione possa essere gestita dal presidente del Genoa. Per consentire ciò hanno annunciato l’intenzione di donare le proprie quote della Fondazione al presidente. Secondo quanto dichiarò Ravazzolo lo scorso 23 aprile, tre giorni dopo l’invio di una missiva al Consiglio della Fondazione, il 25% di quote del Genoa rappresenta il solo asset di peso e, valutato appena un milione di euro (sottostimato, a parere di chi scrive), costituisce una garanzia di continuità.

Questo alla luce di ingenti spese – si vocifera di una perdita pari a 900 mila euro in nove anni, con disavanzo di 5 mila – per le attività. I soldi, tanti o pochi, finiscono, mentre il 25% del Genoa rimane. Va ricordato che, ad oggi, la Fondazione è vissuta con elargizioni di Preziosi, i contributi dei sottoscrittori, e il 5 x 1000.

Gli sviluppi

La risposta della Fondazione, giunta il 27 maggio, ha trovato il disappunto dei 'ribelli' per motivi formali e sostanziali.

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In primis, ha spiegato Ravazzolo in una successiva mail inviata ai Reggenti Paolo Gatto e Gianni Blondet, la risposta sarebbe dovuta giungere dal Consiglio di Fondazione e non da quello di Reggenza, dunque non a firma Gatto e Blondet. I Reggenti spiegano che il codice civile impedisce di donare a Preziosi o ad altri. Tuttavia viene negata l’esistenza di una trattativa per la vendita del 25% di quote del Genoa, e viene rispedita al mittente l’accusa di 'disagio e diffidenza' nei confronti di Preziosi. La Fondazione, spiegano Gatto e Blondet, deve preservare il patrimonio e non può fare altro se non respingere l’iniziativa di Ravazzolo, Cristina Moresino e altri. Tutte ragioni, unite ai controlli dell’autorità governativa di vigilanza, che impongono la bocciatura della proposta.

Chiarezza e trasparenza

Ravazzolo non si arrende, ma rilancia. Questa mattina, ai nostri taccuini, ha rilasciato la seguente dichiarazione, a poche settimane da quella che potrebbe essere la soluzione della querelle: 'Noi sottoscrittori, o almeno quelli che hanno aderito alla lettera del 20 aprile, siamo soprattutto disgustati dal modo molto opaco di gestire la Fondazione Genoa, dei cui conti non s'è mai saputo nulla. Si è sempre parlato tanto di offerte e volontariato, ma spendere una media di 100.000,00 euro all'anno non fa certo pensare ad una gestione sana per una Fondazione che dovrebbe sostenersi con tanto volontariato.

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Di bilanci pubblici nemmeno l'ombra, o almeno un pezzo di carta con entrate ed uscite. Se chiarezza e trasparenza si pretende per la gestione del Genoa, io come sottoscrittore la pretendo da parte della Fondazione e mi sembra legittimo almeno auspicarlo'.

 

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