Venti minuti da incubo. E' quanto basta ad una lazio bella per metà per salutare l'Europa League. Il Salisburgo vince 4-1, ma il blackout degli uomini di Simone Inzaghi è clamoroso, incomprensibile, inspiegabile. I venti minuti della condanna sono quelli che vanno dal 56' (pareggio di Dabbur) al 76' (gol qualificazione di Lainer). Ad aprire le marcature ci aveva pensato il solito Ciro immobile al 55', infilando sotto l'incrocio dei pali l'ottava marcatura stagionale nella competizione. Poi il buio, che porta con sè sconfitta ed eliminazione.

Primo tempo sotto controllo

Nella settimana delle rimonte europee anche il Salisburgo si traveste da top ed elimina i biancocelesti, che già sentivano odore di semifinale.

E pensare che per i primi 45' la Lazio si era dimostrata tosta, solida ed estremamente concentrata. Il Salisburgo arriva dalle parti di Strakosha una sola volta nel primo tempo, quando Hwanga costringe il portiere albanese alla parata strappa-applausi. Poi la Lazio si organizza, tappa i buchi e riparte. In mezzo la fisicità di Milinkovic-Savic si fa sentire, mentre davanti Luis Alberto fatica ad accendere la luce. Poco male, perchè i biancocelesti, pur spingendo poco sull'acceleratore, vanno al riposo sullo 0-0, poco dopo aver sciupato una enorme palla gol con Immobile.

Secondo tempo da incubo

La seconda frazione inizia sulla scia della prima. Il Salisburgo fatica in costruzione, si alza e lascia spazi a Luis Alberto, libero di svariare sulla trequarti austriaca.

E' proprio da un lancio col contagiri dello spagnolo che arriva il vantaggio, con Immobile bravo a scattare con il tempo giusto e a trovare l'incrocio dei pali con il destro. Potrebbe essere l'episodio-qualificazione, invece è solo il preludio al blackout. I padroni di casa pareggiano dopo 1' con Dabbur, bravo e fortunato nel battere Strakosha con la complicità di una deviazione da parte di un difensore biancoceleste.

Il fulmine a ciel sereno scagliato dall'attaccante israeliano spaventa gli aquilotti, che indietreggiano e regalano campo al Salisburgo. Al 72' la rimonta è completa: la conclusione dai 30 metri di Haidara è perfetta, Strakosha meno, 2-1. Passano 2' ed un pallone innocuo viene trasformato dall'indecisione di Radu e De Vrij in un'opportunità per Hwang Wee-Chan, che carica il destro, trova ancora una volta la deviazione vincente e fa 3-1.

La Lazio è un pugile suonato, il colpo del k.o. è dietro l'angolo, ed arriva 2' dopo. Sugli sviluppi di un calcio d'angolo Lainer, lasciato colpevolmente solo dalla retroguardia biancoceleste, è bravo a sfruttare al meglio la sponda di Ramalho e ad infilare il gol-qualificazione. Ci sarebbe ancora tempo per provare a reagire, ma la Lazio è all'angolo e nemmeno l'ingresso di Nani riesce a cambiare le sorti di una partita stregata. Venti minuti di follia regalano dunque al Salisburgo una qualificazione che sembrava impossibile, la Lazio torna a casa, ma quanti rimpianti.

Gli altri quarti di finale

Niente sorprese invece nelle altre partite della serata, che regalano comunque qualche brivido. L'Arsenal, dopo aver dominato 4-1 la gara d'andata, va sotto 2-0 dopo 50' alla VEB Arena di Mosca contro il CSKA, ma rimonta grazie alle reti di Welbeck (75') e Ramsey (92').

Il Marsiglia, dopo la sconfitta per 1-0 dell'andata, dilaga al Velòdrome contro il Lipsia grazie alle reti Sarr, Thauvin, Payet, Sakai e all'autogol di Ilsanker. Ai tedeschi, che erano addirittura passati in vantaggio dopo 2', non bastano Bruma ed Augustin. L'altra notizia di giornata è il passo falso dell'Atletico Madrid, che perde 1-0 al Josè Alvalade di Lisbona contro lo Sporting. A decidere la sfida una rete di Montero, che non basta però ai biancoverdi per approdare in semifinale.

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