Il 2 agosto 1980, giornata caldissima in Italia. Tutta l'attenzione è concentrata sull'attentato alla stazione di Bologna che ha causato 85 morti e 200 feriti e non c'è spazio per altro. In quel di Eindhoven, Olanda, a parecchi km di distanza dall'Italia c'è però un noto calciatore che attende lo squillo di un telefono. La chiamata arriva e non dà l'esito sperato, ma le speranze erano invero al lumicino: René van de Kerkhof deve rinunciare alla Lazio che lo aveva acquistato meno di due mesi prima, colpaccio del primo calciomercato dopo la riapertura delle frontiere e la possibilità per le squadre di Serie A di tesserare almeno un calciatore proveniente dall'estero.

Ma i biancocelesti, condannati alla retrocessione d'ufficio per lo scandalo del calcioscommesse, non possono avvalersi di uno dei primi blitz dell'emergente dirigente sportivo Luciano Moggi: nel campionato cadetto, infatti, non si possono tesserare giocatori stranieri.

Il primo, grande colpo di Luciano Moggi

René van de Kerkhof, insieme al gemello Willy, milita nel PSV Eindhoven ed è una colonna della nazionale olandese del dopo-Cruyff, la squadra che ai Mondiali in Argentina nel 1978 si arrenderà in finale ai padroni di casa: tra gli episodi che hanno contraddistinto il suo campionato del mondo, oltre al gol segnato nella fase a gironi del secondo turno contro la Germania Ovest, l'infortunio al polso e la fasciatura rigida posta sullo stesso per fargli disputare comunque la finale che venne contestata dai giocatori argentini, tanto da essere costretto a cambiarla.

La dirigenza laziale lo avvicina in occasione dell'Europeo 1980 in Italia. Il neo direttore generale Luciano Moggi lo incontra in albergo e lo convince della bontà del progetto di un club che si sta profondamente rinnovando e che deve giocoforza rinunciare ad alcuni pilastri: Wilson, Cacciatori, Giordano e Manfredonia sono rimasti coinvolti nello scandalo del calcioscommesse, D'Amico è stato ceduto al Torino per la necessità di sanare il bilancio, così come l'emergenze Tassotti che passa al Milan in cambio di Bigon e Chiodi.

La campagna acquisti non convince i tifosi: Moscatelli, Sanguin, Spinozzi, Mastropasqua, Greco, tutti buoni elementi, ma manca il colpo a effetto: sarà dunque il centrocampista offensivo olandese che raggiunge l'accordo con la Lazio l'11 giugno 1980 con Moggi che si reca in Olanda per fargli firmare il contratto.

L'arrivo, la presentazione e la doccia fredda

Sulla panchina della Lazio c'è Ilario Castagner, l'uomo del 'miracolo Perugia' di due stagioni prima: van de Kerkhof arriva in Italia e viene accolto in aeroporto da centinaia di tifosi festanti che lo scortano fino in sede: indossa occhiali scuri, spiccano le lunghe basette bionde. Il 21 luglio è a disposizione di Castagner per il ritiro pre-campionato a San Terenziano, in Umbria. L'entusiasmo però dura soltanto quattro giorni: il 25 luglio per il club del presidente Aldo Lenzini, appena subentrato al fratello Umberto, arriva una tremenda doccia fredda. La Caf, infatti, emette la sua sentenza sullo scandalo del calcioscommesse che retrocede la Lazio in Serie B ed è la fine dei sogni di gloria.

La dirigenza sa di non poter più tesserare van de Kerkhof al quale viene dunque proibito di allenarsi con la squadra. Il suo contratto viene 'congelato', il giocatore torna in Olanda in attesa di risvolti positivi che, per forza di cose, non possono arrivare: il 2 agosto la Lazio scende in campo per la prima amichevole pre-campionato, all'olandese viene comunicato che la sua esperienza italiana, durata a tutti gli effetti soltanto quattro giorni, finisce qui. Ironia della sorte, la sentenza della Caf arriva nel giorno in cui sull'altra sponda della Roma calcistica viene dato per certo l'arrivo di Paulo Roberto Falcao: un vero peccato, sarebbe stato un gran bel derby.

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