È stata aperta un’inchiesta relativa ai tamponi effettuati nei giorni scorsi dalla S.S. Lazio. Ci sono state infatti discordanze nei risultati tra i test effettuati dalla Uefa e quelli della società. Questa discrepanza ha portato alcuni giocatori, risultati positivi, a giocare comunque alcune partite di campionato. Ora si dovranno verificare eventuali violazioni nel protocollo.

Cronologia:

Il 27 ottobre Immobile, Leiva e Strakhosha, tre giocatori della società Lazio, che vede al suo vertice il presidente Lotito, risultano positivi ai tamponi Uefa effettuati il giorno prima. Il 30 ottobre i tre giocatori risultano negativi ai tamponi molecolari effettuati alla Futura Diagnostica di Avellino.

Il 1° novembre Immobile e Leiva entrano in campo contro il Torino, anche se solo nel secondo tempo, mentre Strakhosha resta in panchina. 3 novembre: nonostante gli allenamenti i tre giocatori non giocano contro lo Zenit. Infatti per la Uefa sono ancora positivi. Parte un’inchiesta della Procura Federale per capire se si siano verificate delle violazioni del protocollo.

Il 6 novembre i tre giocatori risultano positivi al test del Campus Biomedico di Roma, ma ancora negativi ad Avellino. 7 novembre: i giocatori positivi saltano l’incontro con la Juventus. In serata gli investigatori della Procura effettuano un blitz nel centro sportivo di Formello e nel laboratorio Futura Diagnostica di Avellino.

Come è possibile che tre persone siano positive a un test e negative a un altro?

La risposta non è poi così complicata. La Synlab, l’ente ufficiale del Uefa, identifica tre geni, come previsto dall’OMS: E, RdRP e N. Quest’ultimo, come sottolineato dalla Lazio, indicherebbe una bassa positività e quindi non escluderebbe i giocatori da eventuali incontri.

Cosa rischia adesso la Lazio

I rischi per la Lazio adesso? Sono molteplici. Si va dalla semplice ammenda a una penalizzazione in classifica, dalla retrocessione fino all'esclusione dal campionato.

Bisognerà stabilire se la società abbia fatto un semplice errore di valutazione o ci sia stata alterazione volontaria. La norma (art. 8) stabilisce che “la gravità della violazione è valutata in funzione del rischio per la salute dei giocatori, degli staff, degli arbitri e di tutti gli addetti ai lavori esposti al contagio da Covid-19, nonché dell’accertata volontà di alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione”.

In ogni caso ci sarebbe da parte della società la mancata comunicazione della positività all’ASL di competenza, avvenuta solo in un secondo momento dal Campus Biomedico di Roma. In più non è stato effettuato l’isolamento di 10 giorni.

Risvolti della vicenda anche sul piano penale che vanno da un’ammenda economica fino all’arresto dai 3 ai 6 mesi del datore di lavoro. L’ipotesi più grave che possiamo prefigurare è l’accusa di reato di epidemia colposa che avviene quando un individuo risultato positivo viola le misure restrittive dell’isolamento, contagiando altri.

Intanto il Torino, che ha incontrato la Lazio sul campo il 1° novembre, ha già presentato due esposti alla Procura della Figc ed è pronto a chiedere la vittoria a tavolino per la partita, in realtà persa sul campo per 3-4.

La vicenda è ancora aperta, non ci resta che aspettare altri riscontri. Intanto ieri gli investigatori della Procura Federale non sono riusciti ad ascoltare Ivo Pulcini, direttore sanitario del club, che ha rinviato l'audizione per motivi di salute.

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