Uno dei ricordi meno piacevoli della carriera di Diego maradona coincide con l'inizio della pagina più bella della storia del calcio italiano. Argentina contro Italia allo stadio Sarrià di Barcellona, il 29 giugno 1982, primo match del "gironcino" di ferro che comprendeva anche il Brasile nella seconda fase dei Mondiali di Spagna. L'arcigna marcatura di Claudio Gentile che, con le buone o con le cattive, mise la "museruola" al giovane fuoriclasse sudamericano fu una delle chiavi del match che gli azzurri vinsero 2-1, gol di Tardelli e Cabrini, dando l'avvio alla splendida cavalcata che li avrebbe portati a vincere il terzo titolo mondiale.

Per Diego quel campionato del mondo fu un vero incubo: profetizzato come grande protagonista, infatti, ne uscì quasi ridimensionato per come sia la difesa del Belgio, nella partita inaugurale, sia quella italiana nel citato match della seconda fase, riuscirono a fermarlo. Torneo chiuso in disgrazia, con l'espulsione per una grave intemperanza contro Batista nell'ultima gara persa contro il Brasile che sancì l'eliminazione dell'Albiceleste. Nei giorni del commiato in cui il mondo del calcio, e non solo, è profondamente costernato per la scomparsa di Maradona i media italiani ricordano anche quel duello sentendo il diretto interessato, per l'appunto Claudio Gentile. L'ex difensore di Juventus e Fiorentina ricorda come riuscì a renderlo "inoffensivo" e ne sottolinea quella che per lui fu "una mancanza di sportività" dopo il fischio finale.

Ma al di là di quell'episodio, per Gentile "è stato il più grande giocatore di tutti i tempi".

'Lo studiai anche di notte'

Gentile ricorda i giorni precedenti alla partita con l'Argentina. "Bearzot venne da me e mi disse 'prendi Maradona' e io pensai che scherzasse. Non era il tipo di marcatura a cui ero abituato, ero convinto che avrei preso Kempes.

No, il 'vecio' era molto serio e mi consigliò di studiare le sue partite. Ci persi il sonno - racconta - guardandolo anche di notte". Il 29 giugno, nel caldo pomeriggio di Barcellona, le due squadre scesero in campo e quello tra Gentile e Maradona fu un duello feroce. "Sapevo che al primo errore non mi avrebbe perdonato. Maradona era un giocatore quasi immarcabile ed era capace di inventare giocate imprevedibili in qualunque momento, con i piedi faceva ciò che voleva.

Potevo solo fare una cosa - spiega - e cioè mettermi sulla linea del passaggio e impedire che il pallone gli arrivasse. Lo feci, anche in maniera dura, quel metodo funzionò. Dovevo impedirgli di prendere il pallone e quando i compagni lo capirono non gli passavano più palla. Lui soffriva una marcatura del genere e si è innervosito, non era più lo stesso".

'Rifiutò di darmi la maglia'

A fine gara Gentile andò da Maradona per scambiare la maglia, ma gli fu negata dal fuoriclasse argentino. "Non accettò la sconfitta e non volle scambiare la maglia a fine partita, mi accusò di averlo picchiato, ma non era vero. Non fui un angioletto, lo ammetto e di falli ne feci nel corso della gara, ma senza mai picchiarlo. Fu poco sportivo, credo che fosse convinto di vincere il Mondiale e di bissare quello che aveva fatto Kempes nel 1978.

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Nella partita contro il Brasile marcai stretto anche Zico - aggiunge - ma fu molto sportivo nonostante la sconfitta". Ma al di là di questo celebre episodio, Gentile non ha dubbi sulla sua grandezza. "Per me è stato il più grande di tutti i tempi, più di Pelé o Messi anche se stiamo parlando di epoche diverse per tutti per cui non è facile fare accostamenti perché il calcio è cambiato. Diego era un'altra cosa, basti pensare quello che ha rappresentato per il popolo argentino o per i napoletani. Spero riposi in pace adesso - conclude Claudio Gentile - e mi resta davvero il rimpianto di non aver avuto la sua maglia dopo quell'Italia-Argentina".

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