Il giorno dopo il pesante 1-4 incassato a San Siro contro la Norvegia di Erling Haaland, la Nazionale di Gennaro Gattuso è al centro del dibattito sportivo nazionale. Una sconfitta che non è soltanto un ko tecnico, ma un vero e proprio campanello d’allarme per un movimento che torna a fare i conti con lo spettro più temuto: la mancata qualificazione al Mondiale.

La notte milanese ha riportato alla mente ferite ancora aperte, quelle dei fallimenti recenti e di un’Italia che, negli ultimi anni, sembra oscillare fra rinascite improvvise e ricadute altrettanto brusche.

E ha riacceso un confronto inevitabile con il glorioso passato azzurro, quando il gruppo era solido, riconoscibile, costruito intorno a un blocco di giocatori provenienti da un’unica casa madre: la Juventus, questo secondo il noto tifoso bianconero Claudio Zuliani.

Dal 2006 al 2021: quando il blocco Juve faceva la differenza

Non è un caso se le ultime due Nazionali capaci di vincere qualcosa di importante presentavano un nucleo bianconero forte, coeso, identitario.

Nel 2021, nell’Europeo post-pandemia che riportò l’Italia sul tetto d’Europa, il cuore pulsante della squadra era proprio di marca juventina. In difesa c’erano Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci, artefici di una delle coppie centrali più solide della storia recente della Nazionale.

In avanti Federico Chiesa, l’uomo delle accelerazioni e dei gol pesanti, visse uno dei momenti più esaltanti della sua carriera.

Ancora più evidente era stato il contributo juventino nel Mondiale del 2006: Buffon, Cannavaro e Zambrotta costituivano l’ossatura difensiva di un’Italia granitica, mentre Camoranesi e Del Piero garantivano qualità, esperienza e profondità. Un blocco compatto, che richiamava per caratteristiche e consistenza persino quello dell’Italia del 1982, quando anche allora la Juventus rappresentava la colonna vertebrale della squadra campione del mondo.

La crisi Azzurra viaggia insieme a quella bianconera?

Oggi lo scenario è profondamente diverso. La Juventus non è più la fucina di talenti decisivi che era un tempo, e la Nazionale sembra risentirne.

Il parallelo in queste ore si fa inevitabile: può la crisi della Juve riflettersi su quella della Nazionale?

Se si osserva l’undici sceso in campo contro la Norvegia, il dato parla da sé: l’unico bianconero titolare era Manuel Locatelli, dodicesimo uomo lanciato in campo il più delle volte in corsa al posto di Tonali e fra i più contestati dal tifo juventino negli ultimi mesi. Nessun leader, nessun riferimento stabile, nessun elemento in grado di portare in dote quel peso specifico che i grandi club sanno dare ai loro nazionali.

Questo vuoto si è visto sul terreno di gioco, dove l’Italia è apparsa fragile, disunita, priva di un’identità condivisa. Servirà ben altro negli spareggi di marzo per tornare finalmente ad annoverare gli azzurri fra i partecipanti alla massima kermesse mondiale.