Syn-Tech di Massa,si profila il destino della Eaton: lafabbrica, che produceva mobili da ufficio in metallo, ha chiuso circa un annofa abbandonando un'area dalle strutture modernissime ed efficienti; 43 dei suoiex dipendenti sono ancora in cassaintegrazione e chiedono all'amministrazione e al sindaco Alessandro Volpi un intervento perrilanciare l'occupazione.
"C'è crisi, non c'èmercato" queste le motivazioni che spingono la direzione aziendale di Syn-Tech a chiudere lo stabilimento di Massa, la scorsa estate, perconcentrare la produzione a Thiene (Vicenza).
Ben 43 i lavoratori lasciati a casa, in cassa integrazione, e ben27mila metri quadrati di zona industriale abbandonata: un'area seminuova (2005)ed estremamente efficiente, con capannoni dotati di pannelli fotovoltaici peril fabbisogno energetico.
Ora i lavoratori,alla scadenza del primo anno di cassaintegrazione, dicono basta e alzano la voce per chiedere il diritto al lavoro in un'areaestremamente attrattiva per strutture e posizione logistica. "Temiamo – affermanoCarlo Ricci e Marco Danesi della Fiom – che anche per Syn-Tech accada quel chetroppe volte è già accaduto. Che si assista cioè inerti al passaggio di realtàproduttive tanto veloci ad acquisire le aree quanto a lasciarle mettendo allaporta centinaia di lavoratrici e lavoratori, mantenendo la proprietà dei siticon l'aspettativa che un domani qualche politico compiacente li renda frammentabilie appetibili per una lottizzazione a loro economicamente vantaggiosa".
Questo il commento a margine dell'incontro avvenuto qualchegiorno fa direttamente col sindaco di Massa Alessandro Volpi, per chiedere un intervento concreto a tuteladegli operai e di tutta la cittadinanza. Già perché Syn-Tech è una Spa partecipata: al 53,3% da Estel Class, un gruppo privato,ma al 46,7% da Investire Partecipazioni (ex Gepi) ovvero una finanziaria delloStato e cioè pubblica. Dopo pochi anni di attività l'area Syn-Tech è già invendita, con lo spettro della speculazione…
"Non è più tollerabile che imprenditori aiutati da soldi pubblici vengano a sfruttareterritorio e manodopera locale per poi lasciare solo ceneri e macerie –denunciano i sindacati – Quello che conta sono esclusivamente i profitti e leconseguenze di questa logica sono sempre gli operai a pagarle". Ora idisoccupati chiedono risposte concrete per sé stessi e "per dare speranza allegenerazioni future di questo territorio". L'amministrazione Volpi sarà sensibile a questa richiesta?