Sembrava una realtà esclusivamente meridionale e in particolar modo del napoletano/casertano fino a quando anche Brescia, cittadina lombarda, è balzata alla cronaca per il suo inquinamento. Parchi pubblici, aiuole limitrofe ad istituti scolastici ed acqua che sfiorava la qualità del cromo: ecco, sono questi i primi effetti di una negligente e superficiale attività industriale che ha letteralmente danneggiato il territorio circostante.

A chiedere aiuto sono tutti i cittadini che si preoccupano per la salute dei propri figli e accusano di tale alterazione ambientale la Caffaro, l'azienda locale che ha generato DDT, cloroformio e policroribifenili. Tale industria ha iniziato a lavorare sul territorio bresciano a partire dagli anni trenta e alcuni geologi e tecnici stimano che i danni provocati da questo scellerato sfruttamento territoriale sono inquantificabili: più di 150 miliardi di microgrammi di Pcb avrebbero infatti inquinato i corsi d'acqua della cittadina.

Gli effetti sulle persone sono ancora più spaventosi: il numero di tumori diagnosticati è altissimo, più di un terzo della popolazione ne sarebbe affetta. A far emergere il problema sono stati degli scavi per la costruzione della Tav, la linea ferroviaria ad alta velocità che avrebbe dovuto collegare Venezia e Milano e che ha portato alla luce l'incredibile percentuale di inquinamento del terreno.

Sconvolgente, inoltre, è il comportamento assunto dall'Asl e dal Comune di Brescia che, dopo aver esaminato dell'acqua avrebbe smentito ogni dubbio riguardo un possibile inquinamento idrico ma, delle analisi private hanno poi dimostrato che la quantità del cromo esavalente fosse doppia.  Spaventa anche parlare di bonifica: sarebbe un'opera che richiederebbe costi altissimi in quanto rivolta a quasi tutto il suolo bresciano. 

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