Si rischia sempre di cadere nel luogo comune che vuole Cuneo "non pervenuta", come accadeva nelle storiche previsioni del tempo, quando mentre tutte le altre città avevano la loro bella temperatura meteo, la capitale dei cioccolatini più amati da Hemingway risultava priva di qualsiasi grado centigrado. Fredda, distante, lenta nel comunicare persino i dati barometrici.


Così, allo stesso modo, dire, senza nulla aggiungere, che finalmente l'aeroporto "Levaldigi" di Cuneo ha ottenuto dopo trent'anni la concessione ventennale, rischia di far emergere un nuovo luogo comune sui cuneesi "bugia nen". Se poi si venisse a sapere che l'aeroporto esisteva dagli anni '20 del XX secolo apriti cielo! Anche Totò farebbe spallucce, smettendo di vantarsi "di aver fatto il militare a Cuneo".


L'aeroporto di Cuneo era stato aperto ufficialmente al traffico commerciale nel 1986. Eppure, la struttura, ha sempre stentato a decollare, con cambi societari, con linee aeree che lo includevano nei loro scali salvo poi escluderlo poco dopo, con polemiche reiterate sui costi, sulla convenienza e sull'utilità. Ora che la concessione è divenuta ventennale ed anche Levaldigi l'ha ottenuta (nuove norme europee in vigore dal 2006) non esistono più alibi, né ci si può nascondere dietro le problematiche di cui sopra.


L'aeroporto della Provincia Granda è stato, quindi, riconosciuto come "scalo d'interesse nazionale nel Piano aeroporti" e possiede finalmente una concessione che non dovrà essere rinnovata ogni anno, come da firma siglata recentemente dai Ministeri dell'Economia e delle Infrastrutture. Le autorità provinciali e naturalmente la Geac, la società che gestisce lo scalo, non hanno nascosto la loro soddisfazione, una soddisfazione più che giustificata, visti i risultati ottenuti, anche se una ventina di soci "piccoli" (tra essi alcuni Comuni della provincia), si sono avvalsi della facoltà di recesso prevista dal Codice civile in caso di modifica dello Statuto.


Una modifica avvenuta ad ottobre del 2013 per consentire l'ingresso di un nuovo azionista privato di maggioranza. Bisognerà quindi cercare chi rilevi le loro quote di partecipazione o, nel peggiore dei casi, ridurre il capitale di circa 8 mila euro.


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