Il Washington Post da mesi conduce un'inchiesta approfondita sullo scandalo Datagate, e oggi grazie ai documenti ricevuti dalla talpa Edward Snowden, l'uomo che lo scorso anno ha svelato al mondo i programmi segreti di controllo della Nsa, ci dice che il 90 percento delle intercettazioni effettuate dalla National Security americana erano di cittadini comuni e non di presunti terroristi.

Sempre secondo il Post, la Nsa conserverebbe nel suo database e-mail, chat e messaggi di conversazioni private di privati cittadini.

Nove account su dieci finiti nel mirino della grande spia telematica non avevano quindi nessun valore per la sicurezza nazionale, e il lavoro d'intelligence si è trasformato per gli 007 di Nsa, in parte delle circostanze, in voyeurismo: foto di donne in intimo o in costume. E-mail, messaggi, chat, con conversazioni strettamente personali dei cittadini, della loro vita quotidiana: storie di tradimenti, ammissione di precarietà finanziaria, storie d'amore, insomma tutto, ma proprio tutto, quello che può riguardare la vita di tutti i giorni di un comune cittadino.

L'indagine del Washington Post riferisce anche come su dieci account "oltraggiati", nove sono di cittadini residenti negli Stati Uniti, malgrado la Nsa possa spiare senza autorizzazione solo cittadini stranieri all'estero. Questo per legge.

Tra i file intercettati non mancano comunque le informazioni di importante valore d'intelligence: segreti progetti nucleari, localizzazione di costruttori di armi, e anche uno dei sospettati per l'attentato di Bali nel 2002.

Ci tiene a sottolineare il Post che volutamente si tiene vago, motivi di sicurezza nazionale.

E' comunque troppo sottile la linea di confine tra privacy e sicurezza: il dibattito resta aperto.

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