Il 10 luglio 2014, tra i fatti di cronaca, Blastingnews riferiva di un grave fatto di violenza avvenuto in pieno centro a Milano. La vittima è una ragazza polacca di soli 23 anni, venuta a studiare a Milano tramite il progetto Erasmus. Si tratta di un programma che permette agli studenti di poter andare all'estero a frequentare corsi e sostenere esami presso altra università europea.

La ragazza polacca ha subito violenza sessuale da parte di due ventenni romeni, senza fissa dimora, che dormivano sotto terra nei condotti di aerazione della metropolitana, in pieno centro a Milano.

Nel 2007 un'altra ragazza, Meredith Kercher, inglese, si trovava a Perugia, sempre per il progetto Erasmus ma non è più tornata a casa perché è stata barbaramente uccisa.

Mettiamoci nei panni di quei genitori di studentesse straniere che, nell'ambito del progetto Erasmus, dovendo scegliere l'università da frequentare all'estero, esclameranno gioiose: "Ah, sai papà ho deciso di andare in Italia per Erasmus!". Ne saranno proprio felici?

L'etimologia della parola "ospitalità" spiega la sacralità del dovere di ospitalità. "Hos/host" forestiero, pellegrino, è chi viene ospitato. "Pa/pati" proteggere, sostenere. L'etimologia della parola viene superata dal senso comune, perché se invitiamo qualcuno a pranzo, a casa nostra, ci assumiamo la responsabilità di farlo mangiare bene e non certo di avvelenarlo.

Insomma, uno Stato civile deve anzitutto garantire sicurezza sociale (a tutti) ma deve anche preoccuparsi della propria immagine e dell'immagine del suo popolo.

Una città come Milano che tollera la presenza, in pieno centro, sotto terra, di delinquenti violenti, magari portatori di malattie sessuali gravi, che di notte fuoriescono dai tombini come "zombi" per andare a violentare giovani donne, non rispetta il dovere di ospitalità.

E non serve un'indagine sociologica per capire come viene percepita l'Italia dai delinquenti perché una successiva notizia (Corriere) ci informa che i violentatori sono stati traditi dal mozzicone della Marlboro che hanno fumato subito dopo avere violentato a turno la povera ragazza.

Violenza inaudita che si aggiunge a quella fisica: "noi" fumiamo le Marlboro, sigarette costosissime perché siamo dei duri, noi non siamo emarginati e ti sbuffiamo il fumo in faccia, mentre sei ancora per terra, sfatta e distrutta, perché tu sei solo un oggetto.

Anche i tempi della nostra giustizia non diffondono un'immagine di civiltà.

In Gran Bretagna, il processo che ha condannato all'ergastolo gli assassini del povero diciannovenne italiano, Gioele Leotta, è durato undici settimane. E nessun dubbio sul fatto che non usciranno più di prigione.

La Gran Bretagna conosce i doveri di ospitalità.

In Italia, il processo per l'assassinio di Meredith Kercher è iniziato nel 2007 e nel 2014 ancora non si è concluso.

Quando a Milano, uno dei violentatori della ragazza polacca è stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia Duomo, con le manette ai polsi, sicuramente ben informato, ha detto ghignando: "Tanto esco subito".