Viene dalla pianta del tabacco la speranza della messa a punto di un antidoto alla febbre emorragica Ebola che ha fatto quasi 1000 vittime in pochi mesi e sta suscitando allarme in tutto il mondo per la sua inarrestabilità. Cominciano infatti ad essere diffuse informazioni in merito al siero segreto che sembra aver avuto effetti miracolosi sui medici missionari americani contagiati dal virus, Kent Brantly e Nancy Writebol. Inizialmente si sapeva solo che il siero fosse stato prodotto iniettando il virus a cavie di laboratorio per poi ricavarne gli anticorpi da utilizzare come antidoto.
Altri dettagli vengono da Charles Arntezen, esperto di biotecnologia vegetale all'Arizona State University ed ex collaboratore di Larry Zeitlin e Kevin Whaley, i ricercatori che sono rispettivamente presidente e amministratore delegato della Mapp Biopharmaceutical di San Diego, l'azienda che ha sviluppato il siero chiamato ZMapp. Arntezen ha specificato che per la produzione si è fatto ricorso alla capacità della pianta del tabacco di produrre rapidamente anticorpi. A questo scopo sono stati fusi gli anticorpi del virus prodotti dalle cavie con i geni di un virus naturale del tabacco. Le piante sono poi state infettate con questo virus creato artificialmente affinché produca gli anticorpi da estrarre per la produzione del siero vero e proprio.
Appelli all'invio del siero sperimentale in Africa
Scendono intanto in campo i tre maggiori specialisti di Ebola a livello mondiale, gli inglesi Peter Piot scopritore del virus nel 1976, David Heymann e Jeremy Farrar, che hanno lanciato un appello affinché i vaccini, anche se ancora allo stadio sperimentale, siano inviati ai paesi dell'Africa occidentale colpite dall'epidemia per permettere a quelle popolazioni di avere le stesse possibilità di guarigione riservate ai cittadini americani Brantly e Writebol. All'appello ha risposto l'OMS, l'Organizzazione Mondiale per la Sanità, che ha annunciato la creazione di un'apposita Commissione per valutare l'opportunità dell'utilizzo di farmaci sperimentali sull'uomo in casi di eccezionale emergenza come quello in corso.
La gravità della situazione ha intanto indotto le autorità della Liberia, il paese deve si sono sviluppati i primi focolai dell'infezione, a dichiarare lo stato d'emergenza, mentre anche gli Stati Uniti alzano al livello 1, quello massimo, l'allerta sanitario. Sul fronte europeo, si registra l'ingresso sul suolo UE del primo contagiato, padre Miguel Pajares, un missionario spagnolo di 75 anni fatto rientrare ieri a Madrid dalla Liberia.