Anonymous è un movimento nato intorno al 2003. È composto da hacker, persone estremamente capaci in ambito tecnologico, disseminati per tutto il mondo. Questo movimento non ha un leader. Prende compattezza e intenzione, di volta in volta, molto liquidamente, all'insorgere di vari problemi. Il caso dell'Isis nella fattispecie del Cyber Califfato rappresenta uno dei più luminosissimi esempi in cui esperti informatici di tutto il mondo si sono coalizzati all'insegna di un fine unico.

Fatta eccezione per i momenti di grande necessità, quali ad esempio la lotta all'invasore, il movimento degli hacker tende a differenziare la lotta lasciando ad ogni membro il portare avanti i lavori secondo le specificità del settore che gli è proprio.

Così, mentre alcuni si dedicano a rintracciare truffatori telematici (isola di Ebay magari) e pedofili, altri possono portare avanti la lotta anche "solo" come automatica e totale reazione a una esperienza di G8 avuta a Genova o l'espressione di un proprio e personalissimo percorso politico.

Ad ogni modo, la frangia che ha fatto più rumore negli ultimi giorni è certamente qualcosa di interno allo Stato e politicamente giustificato. Tutto è iniziato il 19 maggio con un Tweet di Anonymous a proposito del fatto che avevano attaccato il sito del ministero della Difesa e pubblicato sul loro blog i dati personali riservati di 1700 agenti e funzionari delle forze dell'ordine. Cliccando sul link riportato dal tweet di Anonymous si apre direttamente la pagine del loro blog dove hanno pubblicato le liste di nomi, cognomi, mail, password di 1700 account del ministero della Difesa.

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Un presunto agente minaccia sul blog di Anonymous

A fine pagina, come vuole buona net-educazione, c'è anche la possibilità di lasciare un commento. Forse è questo il momento più suggestivo di tutta la faccenda. Un presunto agente ha commentato i dati pubblicati (incredibilmente ancora visibili sulla pagina) dando loro delle zecche e minacciandoli del fatto che sarebbero stati presi, uno per uno, dalle loro case, nella notte.

A questo punto segue addirittura uno scambio di battute tra il presunto agente e un esponente di Anonymous. Contrariamente ai protocolli che mai permetterebbero qualcosa del genere, anche solo per non rovinare le indagini, la faccenda prende una piega quasi hollywoodiana. L'esponente di Anonymous incalza l'agente, "A proposito di zecche, per caso stavi pure al g8 a tirare manganellate a caso? vai a dormire sbirro che domani ti devi alzare presto e andare a fare il servo per poco piu di 1000 euro al mese. rotfl". L'agente risponde che per prenderli lo pagano molto di più di 1000 euro "Ed inoltre l'orario è quello locale del server non l'orario in cui ti scrivo...

testa di cxxxo...".

A distanza di poco più di 24 ore dallo scazzo hollywoodiano in diretta tra il super poliziotto e il criminale fenomeno, sono stati arrestati due hacktivisti italiani: contestati attacchi a Expo, Difesa, ministeri, forze di polizia. L'accusa è associazione a delinquere sottotitola la Stampa il 21 maggio. Ad oggi, i dati personali sono ancora visibili sulla pagina del blog di Anonymous insieme alla dichiarazione del desiderio che "rivoluzionari e rivoluzionarie di tutto il mondo conoscano la vostra identità e si oppongano a voi come meglio credono, perciò abbiamo deciso di diffondere questi dati con l'intento di generare la più ferma opposizione possibile, contro il potere omicida degli Stati e delle industrie belliche che voi sostenete [...]".