Sul giornale londinese al Quds al Arabi, a proposito di Isis, è apparsa di recente una notizia abbastanza insolita. Il Califfato ha aperto il suo primo hotel 5 stelle a Mosul. Praticamente a due passi, tutto attorno e nel raggio di decine di chilometri, immerso nella devastazione di quasi tutti i siti archeologici, sorge al Waritheen, che in arabo vuol dire "I successori" (riferimento al profeta Maometto) l'hotel a 5 stelle dell'Isis.

In rete, buona parte degli utenti si è interrogata circa il senso di aprire un hotel 5 stelle in un momento e su un territorio che ha praticamente allontanato turisti e distrutto le relative attrazioni come nel caso dei siti archeologici. La questione sembrerebbe mal posta: il collegamento automatico tra il concetto di hotel e quello di turismo potrebbe essere una fisma tutta occidentale.



Al Waritheen Hotel è stato restaurato innanzitutto come simbolo e testimonianza di potere in terra di Mosul. Il vecchio nome era Nineveh Oberoi, anno di costruzione 1986, nel corso della guerra americana in Iraq i militari americani hanno avuto qui la propria sede temporanea.  Il 10 giugno 2014, con l'ingresso e l'occupazione di Mosul ad opera dei miliziani dell'Isis, è partito il progetto della nuova inaugurazione.



Un hotel a 5 stelle. Un simbolo strano da accettare in relazione all'Isis. Un vero e proprio simbolo-evento che separa nell'immaginario occidentale la realtà dell'Isis dal mero fenomeno di guerra e organizzazioni terroristiche.  Non si tratta di una base militare nascosta tra le montagne dell'Afghanistan (dove si rifugiavano gli uomini di Bin Laden e aveva sede Al-Qaida), bensì di un vero e proprio, quanto normale e indifeso, hotel 5 stelle. All'inaugurazione dell'hotel erano presenti anche i miliziani e i leader dell'Isis.



Questo hotel dell'Isis a Mosul è considerato già come il più lussuoso di tutto l'Iraq. In rete diversi utenti aventi legami con l'Isis hanno pubblicato sui social network alcune immagini dell'inaugurazione.

Oltre ai miliziani e ai leader dell'Isis, all'evento erano presenti anche decine di famiglie di civili di Mosul. Alcune donne velate, insieme a mariti, nonni e nipoti che giocano a margine di una grande fontana, un quadro non molto dissimile rispetto a quello di una delle nostre domeniche al centro commerciale.