Mancano pochi giorni dall'inizio di quello che è considerato il processo dell'anno, a carico di Massimo Bossetti, il muratore quarantacinquenne di Mapello accusato dell'omicidio della piccola ginnasta Yara Gambirasio, scomparsa da Brembate di Sopra dopo l'uscita dalla palestra che abitualmente frequentava, e il cui corpo fu ritrovato dopo tre mesi nel campo di Chignolo D'Isola. Emergono nuovi particolari relativi all'inchiesta che ha portato all'arresto di Bossetti, svelati dalla moglie Marita Comi.

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Come apprendiamo dal quotidiano "Il Giornale", attraverso un'intervista rilasciata al settimanale "Oggi", Marita dichiara che, ancora prima del suo arresto, suo marito Massimo era tenuto sotto stretta sorveglianza, sia diurna sia notturna.

Le incongruenze negli atti dell'indagine

Marita sostiene che nella vicinanza della propria abitazione e nella strada che dalla Provinciale immette nel cortile dello stabile in cui vivono hanno notato l'assidua presenza di persone che, al fine di giustificare la propria presenza sul luogo, dialogavano tra loro. Il sospetto che quelle persone stessero spiando la loro vita, cosa che preoccuparono molto i coniugi Bossetti, che inizialmente avevano pensato che forse erano ladri intenti a fare dei sopralluoghi, è arrivato due mesi dopo, quando dal giorno dell'arresto di suo marito le due persone non si sono più viste.

La dichiarazione di Marita Comi pone in evidenza alcune incongruenze nel fascicolo dell'inchiesta, dove è riportato agli atti che gli investigatori sono giunti all'identificazione di Esther Arzuffi, madre d'ignoto 1, solo due giorni prima dell'arresto dell'indagato, avvenuto il 16 giugno del 2014.

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La signora Comi continua a professare l'innocenza di suo marito Massimo, confessando di avere molta paura a causa delle numerose lettere anonime di minaccia che arrivano frequentemente.

Alcune di queste sono state recapitate anche nella sede del quotidiano che ha ripreso la presente intervista, una delle quali asserisce che la piccola Yara sarebbe stata uccisa da un muratore dell'est Europa alla presenza di Massimo Bossetti. A proposito di quest'affermazione anonima, Marita dichiara di non credere nella maniera più assoluta a quanto riportato nella lettera, in quanto, conoscendo molto bene suo marito, che oltretutto a suo dire non sarebbe capace di tenere per sé un segreto così importante, è certa che se veramente Massimo avesse saputo particolari sulla morte della piccola ginnasta, alla fine si sarebbe confidato con lei.

La prova regina a carico di Massimo Bossetti

Tra le tante prove che saranno esposte al processo in Corte di Assise, che inizierà il prossimo 3 luglio, dove il muratore di Mapello dovrà difendersi da accuse che se fossero confermate potrebbero portare a una condanna all'ergastolo, vi è quella del Dna.

Negli indumenti intimi della povera ragazza uccisa furono trovate tracce di Dna, che dopo lunghe e complesse indagini portarono all'individuazione di ignoto 1, e alla successiva incriminazione di Bossetti. Intanto, anche l'imputato continua a sostenere la propria innocenza, e ultimamente lo ha fatto con una lunga lettera inviata dal carcere, con la quale ha anche voluto ringraziare i suoi avvocati per tutto quello che stanno facendo per l'accertamento della verità.